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L’ASSOCIAZIONE DEI LAICI DELLA FAMIGLIA VERNIANA
Per queste riflessioni personali ho ripreso alcune delle proposte formative degli incontri del Segretariato per le quali dobbiamo profonda gratitudine ai rev.ndi Padri V. de Paolis e S. Maiorano. Nella prima parte attingerò (plagio?) a piene mani al loro contributo selezionando una piccola parte dei loro preziosi interventi. Nella seconda alcune riflessioni sul momento storico che stiamo vivendo, quello post-assembleare.
PARTE INei documenti finali del 32° capitolo Generale delle SCIC si legge: "Curiamo in maniera particolare la formazione dei laici chiamati a collaborare nelle nostre istituzioni per un loro effettivo coinvolgimento nell'unica missione dell'Istituto, del cui carisma sono resi partecipi"
CHI SONO I LAICI I laici, nella loro legittima autonomia, trovano l'occasione per unirsi a Dio proprio nel gestire il quotidiano con senso di responsabilità, con dignità e coerenza. La vocazione del laico è quella di gestire e trattare le realtà temporali secondo il progetto di Dio. Esse sono: i beni della vita, il lavoro, la cultura, i valori della famiglia, far nascere qualcuno, educarlo, aiutarlo. Lo specifico del laico è quello di santificarsi nel mondo usando le cose del mondo. Non si distingue dagli altri per uno speciale genere di vita, ma opera un apostolato che è lo spirito a rendere fecondo all'interno della Chiesa. L'appartenenza dei laici a Dio, originata dal battesimo, è vissuta nelle ordinarie condizioni di vita familiare, professionale, civile e politica, rispondendo ai carismi che lo Spirito dona a ciascuno. Purtroppo anche fra i cattolici praticanti è diffuso il pregiudizio che la fede sia un affare privato, anzi individuale, qualcosa che ciascuno tiene per se. Il Concilio Vaticano II, nella Lumen Gentium, afferma: "Bisogna maturare una coscienza missionaria, rendersi conto che l'apostolato, anche quello dei Laici, non consiste soltanto nella testimonianza della vita; il vero apostolato cerca le occasioni per annunciare Cristo con la parola, sia ai non credenti, per condurli alla fede, sia ai fedeli, per istruirli, confermarli e indurli ad una vita più fervente".
IL CARISMA I carismi sono doni dello Spirito Santo; lo Spirito li dona per l'edificazione della Chiesa, per il bene dell'umanità e come risposta alle necessità del mondo. La Congregazione delle suore di Carità dell'Immacolata Concezione d'Ivrea è un dono del Signore fatto alla Chiesa, attraverso la fondatrice MAMV. Lo stesso Spirito ha fatto il dono della vocazione alle numerose sorelle che hanno continuato la testimonianza e l'apostolato di Madre Antonia nella Chiesa, fino ad oggi. Il carisma di Madre Antonia si è così rivelato ad una cerchia ben più ampia di persone ed ha raggiunto, attraverso la persona della fondatrice, della sua azione, della sua testimonianza, del suo messaggio, direttamente o attraverso le sue figlie e le sue opere, tutte le componenti ecclesiali. E molti laici, a contatto con il carisma dell'istituto, sono stati da esso toccati in profondità, fino a divenirne partecipi e a farsene testimoni e cooperatori in diverso modo. La congregazione ha avuto fin dai suoi inizi attenzione e sensibilità di collaborazione con i laici, anche in forma permanente ed associata. Anche oggi molti di loro vedono, nel carisma di M.A. una strada di impegno e testimonianza cristiana, di collaborazione apostolica. A questo rinvia l'articolo 149 delle Costituzioni che recita:"... ci impegniamo con particolare sollecitudine a coinvolgere e permeare dello spirito della nostra famiglia religiosa i laici che collaborano con noi ..". La cooperazione può realizzarsi sotto diversi profili e sotto diversi aspetti (missione, apostolato, evangelizzazione, spiritualità). Essa però non può mai limitarsi ad un puro fare, ma deve aiutare a crescere nella propria vocazione. Questa cooperazione quindi impegna all'approfondimento della fede, alla formazione, alla testimonianza della vita cristiana vissuta, alla crescita e allo sviluppo della propria vocazione.
Dalla condivisione di interiorità spirituale nasce la condivisione di vita operativa, specialmente in alcuni campi di specifica competenza laicale, come la scuola, la cura degli ammalati, l'assistenza ai sofferenti, agli anziani, agli handicappati. Sono forme che offrono la possibilità di creare luoghi di condivisione, di fede, di sostegno in una missione comune, vissuta in forma diversa, ma realizzata con lo stesso spirito. Si tratta di camminare insieme nel mondo, pur nella diversità e nella specificità dei ruoli, per costruirne uno migliore. Più degno di Dio Una corretta attualizzazione del carisma deve partire dal lasciarsi interpellare dalla realtà: facciamo emergere le sfide decisive e gli appelli che ci riguardano più direttamente come Famiglia Verniana.
GUARDANDO LA NOSTRA REALTA’
1) La comunità verniana è comunità di carità che evangelizza: - nasce e si articola come risposta evangelica ai bisogni dei minori e dei malati tentando di dar loro una risposta effettiva - di qui il bisogno di un costante discernimento (a tutti i livelli: istituto, province, singole comunità, persone) delle urgenze caritative, nuove o antiche, che si danno nel nostro contesto - finalizzando sempre ad esse progetti, presenze, strutture, formazione - in un atteggiamento interiore di profonda libertà che scarta prontamente tutto ciò che possa incrinare la tensione caritativa o che ne possa mettere in crisi l'effettiva incidenza. Perché questo possa realizzarsi, è indispensabile progettare modelli diversi di comunità in base alle urgenze che siamo chiamati ad assumere.
2) Vi sono prospettive di spiritualità specifiche di MA che occorrerebbe continuare ad approfondire e sviluppare: - la gratuità, costantemente sottolineata nei testi delle origini. Non va ridotta in prospettive solo economiche, anche se queste non vanno escluse, data la scelta per i poveri. La gratuità è sentire se stessi, i propri talenti, la propria attività, nella prospettiva del carisma e quindi attuarli secondo la logica del dono e della reciprocità; approfondire i bisogni ai quali va il nostro servizio caritativo, in maniera che, mentre rispondiamo efficacemente, apriamo le persone al bisogno di Cristo e del suo Vangelo. - povertà per il Regno: è coerenza convinta con la scelta preferenziale per i poveri, cogliendo nella mancanza di mezzi la radice della situazione di bisogno sia degli ammalati che delle fanciulle; impegno convinto non solo in favore dei poveri, ma per promuovere a tutti i livelli, una cultura della solidarietà e della riconciliazione
Dalla collaborazione alla corresponsabilità La collaborazione è stata intesa come dipendenza del lavoro dei laici da quello religioso. Un lavoro accessorio, complementare. Questo tipo di rapporto ci sarà ancora e forse sempre, ma non sarà l'unico tipo.
Dal punto di vista della maturazione personale di ciascuno, occorre sviluppare il senso di partecipazione (sentirsi parte del progetto della sua realizzazione) di solidarietà (portare reciprocamente il peso del lavoro, delle difficoltà, degli insuccessi e gioire insieme dei buoni risultati di ciascuno) di condivisione (il lavoro apostolico non è una parentesi della vita, ma è la vita stessa, messa in comune con quella degli altri per la costruzione del Regno). Sono fermamente convinto che, quanti si trovino ad operare a stretto contatto con le nostre suore, siano essi dipendenti, genitori o familiari, alunni, ex-alunni, comunque inseriti nella vita degli Istituti e a diretto contatto con le comunità di religiose, non possano ritenere "casuale" questo loro servizio, ma piuttosto debbano intenderlo come risposta ad una speciale chiamata, come adesione ad un preciso progetto che li vuole, pienamente inseriti nel mondo, prosecutori dell'opera di Madre Antonia: evangelizzare con la carità.
PARTE IIMi soffermerò ora in alcune considerazioni sull’autenticità del nostro movimento e sulla nostra storia più recente, ponendo alla vostra attenzione alcune riflessioni.
Siamo partiti da Roma con gli incontri del Segretariato ed eravamo per lo più singoli laici che a vario titolo si rifacevano, pur senza una piena consapevolezza, al carisma di Madre Antonia. Nel corso degli anni faticosamente e sotto la guida di religiose volenterose ci siamo dati un’identità più consona agl’insegnamenti della fondatrice. Pur nella consapevolezza delle nostre molteplici realtà, abbiamo avuto la capacità di raggrupparci sotto un unico Statuto, individuando in esso dei compiti prioritari che ci facessero contraddistinguere da altri movimenti ecclesiali. Ci siamo dati una struttura nazionale e mondiale. Ci siamo dati un nome, siamo l’associazione dei laici verniani.
Penso - come sicuramente tanti di voi - che sia finito il tempo di domandarci cosa siamo e cosa vogliamo !!!, ormai i nostri obbiettivi li abbiamo definiti da tempo, stà a noi ora essere conseguenti alle regole che liberamente ci siamo dati! Una più convinta partecipazione vuol dire condividere con tutta la Famiglia Verniana quel carisma che tanto caratterizzò la vita di Madre Antonia. Sono fermamente convinto che sia giunto il tempo di abbandonare i nostri timori od incertezze. Se siamo consapevoli del nostro ruolo di laici e laici inseriti all’interno della famiglia passionista è opportuno che ne testimoniamo in tutte le occasioni l’appartenenza! La Congregazione nei documenti approvati dal Capitolo Generale, evidenzia ed auspica per noi laici un ruolo ben preciso! Ovviamente da parte nostra ci deve essere un impegno serio e deciso per un cammino formativo di crescita continua, pianificato in percorsi ben definiti, sotto la guida saggia del neo-eletto Presidente a cui porgo le mie più vive felicitazioni. Se oggi non entriamo in questa specifica mentalità, se non abbandoniamo il nostro andamento timoroso ed incerto, se non osiamo tentare di acquisire quel ruolo che la stessa Congregazione ci affida, allora è bene riconsiderare con lealtà e senso critico - magari anche con crudezza – che quello che finora abbiamo creato, questo nostro movimento, tutto ciò che ai nostri occhi sembra solido e duraturo, probabilmente esso è solo il risultato di un’immagine di facciata e ben lungi da un convincimento radicato sul nostro modo di essere laici e particolarmente laici verniani ! Ben inteso, parlo per me. Mi sia consentito per ultimo rivolgere a voi Reverende Suore una umile esortazione. E’ innegabile il fatto che i vari gruppi dei laici verniani vivono ancora di vostra luce riflessa e la capacità di discernimento o crescita degli stessi è sempre rapportata alla disponibilità e dedizione di singoli religiose. La mia esortazione è fare in modo che questa dedizione trovi più ampia disponibilità ed il coinvolgimento di tutte voi. L’associazione dei laici verniani è patrimonio della Congregazione e come tale deve avere l’impegno di tutti per farla crescere. Il coinvolgimento di più religiosi, l’alternanza nella guida spirituale dei vari gruppi, sarebbe auspicabile, solo così facendo andiamo a superare la padronanza o l’appartenenza di questo o quel gruppo, a questo o quel religioso. Questa appartenenza o padronanza è un sentimento un po’ comune in tutti noi - sia laici che religiosi - esso però mal si concilia con il concetto più ampio dell’unica appartenenza alla Famiglia Verniana! Se saremo capaci di superare insieme – noi e voi - questo modo di rapportarci, questa nostra reciproca dipendenza, sicuramente sapremo superare quella sensazione di smarrimento che puntuale ci assale in ogni cambiamento.
Possa lo Spirito Santo illuminarci e guidarci in questi mesi di riflessione. La presenza della Vergine Maria, gli insegnamenti di Madre Antonia siano di conforto ed aiuto in questo nostro cammino.
Saverio Vigna |
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