ASSOCIAZIONE   LAICI   VERNIANI

LAICI CHE VIVONO IL CARISMA  DI MADRE ANTONIA MARIA VERNA, FONDATRICE DELL'ISTITUTO

DELLE SUORE DI CARITA' DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE DI IVREA

Terzo Incontro Laici Verniani  Regione Piemonte

Cirie’ 11 Febbraio 2007

L’incontro si è svolto a Ciriè, luogo dove esiste una comunità di Suore dell’Immacolata che si sono occupate anche dei malati (fino a ieri) e si occupa dei bambini all’Asilo oggi.

 

Ore 9   Accoglienza presso l’Oratorio parrocchiale di S. Giuseppe.

Il Presidente Regionale Gigliola Bianchi ha ringraziato il Gruppo di Ciriè per l’ospitalità e subito il suo ricordo affettuoso è andato alla Madre Ambrogina Torricelli:

“Essa ha sempre aiutato e seguito con amore i Laici Verniani, è stata un faro luminoso per tutti noi e vogliamo sperare che anche la nuova Madre Provinciale Sr. Ines Pochettini lo sia, come Madre Ambrogina”

 

Ore 9.30    Suor Antonia Amelia Aiello nel suo angolo verniano ha trattato il tema:

Fare della vita un dono”

 

Essa ci ha presentato la nuova Madre Provinciale:

“ E’ bolognese, addetta al servizio paramedico, esperta in ostetricia, già da tanti anni in Africa, dove si è trovata con la fioritura delle vocazioni. Mentre la Chiesa in Africa cresce, noi in Italia soffriamo la mancanza di vocazioni. I Laici devono vivere il loro Sacerdozio comune, non deve mancare la preghiera quotidiana nelle Parrocchie. Dove ci sono i Laici Verniani non deve mancare il Rosario perché la Chiesa ha senso quando è assemblea( = ecclesia).

Il Signore ci ha chiamati per essere Famiglia: Il tema di oggi è: “fare della vita un dono”. Siamo venuti a questo mondo nudi e andremo via nudi, così veniamo affidati al Signore. Il “dono” è amore, l’amore è Dio. Un uomo e una donna hanno il potere di dare la vita ad altri uomini, questi sono miracoli! La vita è un miracolo.

L’uomo è fatto per donarsi, ma nello stesso tempo sente in sé una forza che gli dice: “fai quello che vuoi”: E’ il potere di Satana.

Anche la “gratuità” è di Dio. Dio ci ha amato gratuitamente e ci dà la capacità di amare gratuitamente: “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Per essere “dono” bisogna imitare Gesù “mite e umile di cuore”: occorre essere “umili”.

Come ha vissuto tutto questo Madre Antonia Maria Verna?

Ø  Attraverso il Ritiro di Rivarolo che chiamava “la Carità”. Tutti dicevano: “Andiamo alla Carità”. Madre Antonia non ha mai firmato da sola, ma sempre con le sue consorelle e sempre con grande carità, perché anche chi la faceva soffrire, era immagine di Dio. Madre Antonia, facendosi dono, diventa dono: Il seme muore e diventa pianta, finisce la vita dei nonni e continua la vita dei nipoti. Nel farsi dono c’è sempre l’intervento di Dio. Dalle quattro Regole del 1823 si vede tutto questo.

Ø  Madre Ambrogina Torricelli è stata davvero figlia di Madre Antonia nel silenzio e nelle attività. Essa non ha fatto differenze tra le sue Suore e le persone bisognose. Possiamo dirle: “non ti appartenevi, ma appartenevi alla vita”. Grazie per quello che sei stata “. Madre Ambrogina ha avuto un’altra destinazione, quella che Dio ha voluto”.

 

Ore 10.30   S. Messa

 

Ore 12   Pranzo al sacco

 

Ore 14.30    Don Andreino Brachet ha trattato il tema: “ La Famiglia nell’Enciclica: “Deus Caritas est”.

Don Andreino Brachet ha iniziato riportando le parole del Card- Severino Poletto, Arcivescovo di Torino pronunciate il 4 Febbraio 2007 durante la Giornata della Vita:

 

“ Sull’esistenza del demonio non ci sono dubbi. Nella società di oggi la sua azione è evidente, sia per tentare al male, sia per portare nella testa delle persone progetti di peccato, di ribellione a Dio, di odio verso i fratelli, di scassinamento della società e della Famiglia.

La Famiglia, così come è stata pensata da Dio, è fondata sul matrimonio tra un uoo e una donna e ha due grandi finalità:

1.    realizzare l’amore, la gioia, la felicità dell’amore tra i due sposi,

2.    trasmettere la vita ai figli.

Questa è la Famiglia che Dio ha voluto quando ha pensato a creare il maschio e la femmina, dando ad essi la sua immagine e somiglianza.

Dobbiamo stare molto attenti per valutare quale tipo di Famiglia vogliono costruire oggi in Italia, dobbiamo avere il giornale in una mano per sentire cosa dicono quelli che vogliono fare le Leggi. E nell’altra la Bibbia e il Vangelo per sapere che cosa dice Dio. Il Papa porta alla gente ciò che dice Dio. I Cristiani devono stare attenti a non farsi lavare il cervello dal relativismo. Il cristiano deve ricordare che rompere

Il progetto di Dio significa rompere l’armonia nella nostra vita,e ci roviniamo da soli”.

 

Don Andreino ha poi illustrato LA FAMIGLIA alla luce dell’Enciclica di Benedetto XVI: “Deus caritas est”:

 

“Per capire la natura e la ricchezza della Famiglia, dobbiamo risalire alla sua origine lontana: all’origine di tutto c’è l’amore di Dio. Dio è amore: “chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (1 Gv.4).Così l’enciclica di Benedetto XVI, citando la 1^ lettera dell’Apostolo Giovanni, afferma che l’amore è il cuore, è il centro del Cristianesimo: la Fede in Dio è Fede in un’Alleanza tra Dio e la sua Creazione, è Fede in un Dio che ama tutte le sue creature: questa è l’idea che i cristiani hanno di Dio, da cui deriva poi anche l’idea che i cristiani hanno dell’uomo e delle sue aspirazioni, come la Famiglia. La Rivelazione biblica afferma che l’uomo è stato creato “ad immagine e somiglianza di Dio”  Noi siamo chiamati ad essere “perfetti come è perfetto il Padre nostro che è nei cieli”. Ma il serpente, quando ha detto ad Adamo ed Eva: “sarete come Dio” (Gen.3), ha suggerito loro una falsa idea di Dio, perché intendeva dire: conoscendo il bene e il male, sarete come Dio che è indipendenza assoluta, che decide ciò che è bene e ciò che è male, ciò che è vero e ciò che è falso. Adamo ed Eva, per diventare come Dio, hanno disubbidito, si sono resi totalmente indipendenti, autonomi. Ma quando Dio si è rivelato in Gesù, abbiamo imparato che Dio è amore, dedizione, tenerezza, obbedienza: “obbediente fino alla morte e alla morte di Croce”. Se conosciamo il vero Dio, allora diventiamo sempre più amore, sempre più attenti agli altri, sempre più accoglienti.

DIO E’ AMORE IN SE’:

 L’amore è la Sua natura, la Sua essenza. Dio è uno solo, ma non solitario, è Trinità: è Padre, ma non potrebbe essere Padre se non ci fosse il Figlio. Padre e Figlio si amano: è lo Spirito Santo.

DIO E’ AMORE FUORI DI SE’

Dio ha creato non per avere, ma per dare, la bontà infatti è naturalmente comunicativa; chi ama il bene cerca di suscitarlo negli altri, come la felicità: chi è felice cerca di partecipare agli altri la sua gioia.

L’amore di Dio è pura donazione. Dio è amore, e il Papa insiste molto sul significato di questa  parola, e fa bene perché con questa parola si indicano le cose più diverse e contraddittorie: per amore ci si sacrifica, ma per amore si uccide anche. Si parla di amore di Patria, di amore per il lavoro. Ma il significato più alto è connesso al rapporto uomo-donna.

Al rapporto uomo-donna, che è istintivo, l’antica Grecia ha dato il nome di “eros”. Il Nuovo Testamento non usa il termine “eros”, ma “agàpe”.

Ø  eros è desiderio, possesso.

Ø  agàpe è donazione, amore ablativo che non presuppone nell’amato dei pregi che lo rendono meritevole d’amore.

I due concetti non si oppongono, ma si armonizzano tra loro per dare una concezione dell’amore umano che corrisponde alla totalità dell’essere umano, che è spirito e corpo.

L’amore tra l’uomo e la donna è l’icona di Dio, cioè è fondato sul racconto della Creazione umana, in cui si dice che “Dio creò l’uomo a sua immagine, maschio e femmina li creò” (Gen.1).

Dio che è amore, che è Trinità, quando ha voluto creare l’uomo “ a sua immagine”, l’ha creato   al plurale, bisognoso di un altro per essere se stesso. L’ha creato capace di amare, incapace di essere sufficiente a se stesso. L’uomo è fatto per donarsi, per trovare in un altro il suo completamento.

L’”eros” è radicato nella natura dell’uomo, che è in cerca, e abbandona suo padre e sua madre per trovare la donna e insieme formare una sola carne: l’”eros” rimanda al matrimonio.

Ma siamo arrivati a questo partendo dall’intenzione di Dio di fare l’uomo “a Sua immagine, maschio e femmina”, per cui l’unione amorosa tra l’uomo e la donna , i due che si fanno una carne sola, costituisce l’icona, l’immagine in cui Dio si fa vedere. Per la coppia l’amore diventa un cammino dall’io chiuso in se stesso verso il dono di sé. L’amore diventa scoperta dell’altro, cura dell’altro. L’amore diventa sempre più agàpe, si cerca il bene dell’amato senza temere né la rinuncia, né il sacrificio. Amare significa anche soffrire: si incomincia con l’innamoramento (mi ama?, non mi ama?). Quando poi si è sposati, possiamo parafrasare le parole di Gesù a Pietro: “quando eri giovane ti cingevi la veste e andavi dove volevi; quando sarai vecchio, un altro ti cingerà e ti porterà dove tu non vorrai”

Finchè si è giovani, si è più liberi, si fa quello che si vuole,si va dove si vuole, ma a partire dal giorno in cui ci si sposa, in cui si diventa padre o madre, si è solidali e si accetta di soffrire da parte del marito, della moglie, dei figli.

 

Se pretendiamo di amare gli altri e nello stesso tempo pretendiamo che questo non ci faccia soffrire, il nostro amore è falso. Amare una persona significa essere solidali con lei al punto di accettare di soffrire per lei.

Conclude Benedetto XVI: il matrimonio basato su un amore esclusivo e definitivo (quando amo veramente, amo solo te e per sempre) diventa l’icona del rapporto di Dio con il suo popolo e viceversa: il modo di amare di Dio diventa la misura dell’amore umano.

Vedendo tanta malvagità, verrebbe da pensare: Dio ci ha dimenticati. No, non ci ha dimenticati: Dio ci ama sempre!

Nel matrimonio l’eros e l’agàpe sono uniti. Scrive il Papa: “Non sono né lo spirito né il corpo da soli ad amare, è l’uomo, la persona che ama come creatura unitaria, di cui fanno parte corpo e anima. Solo quando ambedue si fondono veramente in unità, l’uomo diventa pienamente se stesso”(n°5).

L’unione matrimoniale dell’uomo e della donna per sua natura è ordinata alla comunione e al bene dei coniugi e alla generazione ed educazione dei figli.

Il Matrimonio cristiano deve avere queste tre caratteristiche:

1)    unità

2)    fecondità;

  indissolubilità.

Ø  L’unità: significa un solo uomo e una sola donna, perché il tutto di sé lo si può dare solo a una persona. Da qui deriva il valore della fedeltà.

Ø  La fecondità va vissuta a tre livelli: a) donando la propria originalità per arricchirsi vicendevolmente; b) essendo chiamati al grandissimo compito della procreazione responsabile; c) aprendosi alla dimensione caritativa, come Dio ha amato la Chiesa.

Ø  L’indissolubilità significa per sempre, perché l’amore contiene in sé una prospettiva di eternità.

 

Se per i Profeti Dio, Javè sposa Israele, il Figlio di Dio, Gesù, incarnandosi sposa la nostra umanità e coniuga la terra e il cielo, lo spirito e la materia, Dio e la carne, tutto ciò che è veramente umano viene santificato e redento.

L’Enciclica parla della Chiesa come comunità di amore, la Famiglia è “Chiesa domestica”, allora è lì, nella Famiglia che si deve fare comunione e costruire il Regno di Dio. Il Concilio afferma: “fuori della Chiesa non c’è salvezza”, per noi significa: “fuori della Famiglia non c’è salvezza”. E’ per questo che il Signore ci ha dato il Sacramento del matrimonio, che non può essere sostituito. In una Famiglia non si dice mai: spetta a me, spetta a te”, perché spetta a tutti e se lo fai dimostri loro quanto li ami.

Siamo stati creati dall’amore: l’amore infinito di un Padre ci circonda. Se ci crediamo veramente, dice il Papa, cresce l’abbandono in Dio e Dio diventa la nostra gioia. Creati dall’amore per l’amore, è amando che ci realizziamo. Sapere di essere amati e amare è la felicità.Felici di amare, felici di credere, felici di vivere. Dio è Trinità, Dio è Famiglia”.

 

Ore 15.30   Il Consigliere Generale Vincenzo Fornace ha dato delle informazioni :

Ø  Nello scorso Consiglio Generale del giorno 13 Gennaio 2007 ha conosciuto la nuova Madre Generale Sr. Palma Porro,

Ø  A Roma in Via Lungaretta 92 ai Laici Verniani è stata adibita una stanza,

Ø  E’ stato trattato l’argomento sulle “Linee spirituali” di quest’anno,

Ø  Il 27- 28- 29 dicembre 2007, i Laici Verniani che lo desiderano possono partecipare alla TRE GIORNI in Via Valcannuta 200, Roma. Il tema trattato è:

       “ Ritorniamo alle nostre radici cristiane con fedeltà al Vangelo e alla Chiesa”.

     La partenza per Roma sarà il 26 dicembre 2007 e il ritorno sarà il 30 dicembre       

     2006. In quell’occasione saranno votati i componenti del Consiglio Generale:    Presidente Generale, Vicepresidente Generale e Consiglieri Generali.

Ø  Il Consiglio Generale invierà un Questionario per fare la verifica di quello che si è fatto e si desidera per il futuro.

Ø  PROGETTI DI CARITA’: Il Presidente Regionale dell’Argentina Pablo Suarez ha mandato al Presidente Generale il dettaglio dei soldi che gli erano stati inviati dalla Cassa Centrale. La Regione Argentina ringrazia sentitamente.

Ø  Una Signora Argentina, a causa del suo comportamento, ha avuto notizia di essere dimessa, e lei ha accettato.

Ø  E’ stato avviato l’iter per una ONLUS. E’ stato scelto un incaricato e nel Verbale del 13-1-2007 si dà conto di questo passaggio.

Ø  Si è parlato della Beatificazione di Madre Antonia, fra qualche anno sarà sugli altari, ma è necessario prepararci fin da ora per quell’evento: Nelle singole Parrocchie bisogna fare di più, e dedicare qualche Giornata di Studi per quello che Madre Antonia ha rappresentato. E’ un servizio fatto a noi, alla Chiesa e alla nostra comunità. Madre Antonia è importante per tutta l’Italia! La Congregazione ha testimoniato il suo Carisma e lo fa tuttora: Sarebbe bene mandare nelle varie Parrocchie un esperto che presenti la figura di Madre Antonia, donna Canavese.

Ø  VACANZE ESTIVE: I vari Gruppi dei Laici Verniani ogni estate si ritrovano insieme per un periodo di vacanza. La scorsa estate 2006 si sono trovati sulle Dolomiti. Quest’estate 2007 si ritroveranno in Umbria, non è stato definito ancora il luogo.

Ø  Il Consigliere Generale Vincenzo Fornace ha terminato dicendo:

“Sono rimasto particolarmente colpito per quanto è accaduto a Madre    Ambrogina. Sono certo che essa continua dal Cielo ad assistere la Famiglia Verniana. Per noi è stata molto più di una “Madrina”. Sul piano personale ho colto quella “goccia di divino” che Madre Ambrogina aveva, ed è stata assunta in quell’Oceano, in cui lei “goccia di divino” si è gettata”.

 

Ore 16      S. Rosario

 

Ore 16.30 Termine dell’Incontro e saluti.

 

 

Renzi Lucia Margherita