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IL NOSTRO STATUTO: UNA LEZIONE DI AMORE
Qualcuno mi dirà (lo ha già fatto) “ancora ci parli dello Statuto dei Laici Verniani?…ma lo abbiamo studiato,approvato e divulgato da anni!”. Riprendo, invece, con umile ostinazione questo tema perché leggendo e rileggendo lo Statuto, anche per dovere di ufficio, ho riscontrato che è davvero ricco di spunti preziosi e, soprattutto, è una grande lezione di amore.
Questa affermazione sembra anacronistica trattandosi di uno statuto associativo: normalmente questi documenti sono aridi e redatti in termini strettamente “burocratici”. Il nostro Statuto, approvato il 18 maggio 2004 dalla Santa Sede, lascia trasparire, in modo evidente,
Può essere più completo ed esauriente? Proviamo a leggerlo in modo trasversale ( e non dal primo articolo all’ultimo) e scopriremo insieme questa “lezione di amore”.
Amore per e da Cristo. Nell’Art.1 si legge, fra l’altro “…nella gratitudine a Dio per il dono della vocazione cristiana…”. Sono parole che si spiegano da sole: Egli ci ha donato il Suo Credo e la Sua Fede e noi siamo immensamente felici e grati di appartenere al Suo popolo.
Nell’Art.2, che cita le Regole di vita delle Suore di Carità dell’Immacolata Concezione, si dice “ …assoluta gratuità di Dio che ama e che salva”. Ecco espresso, in questo modo, l’amore che Dio ha per i Suoi figli.Solo attraverso il Suo amore l’uomo si può salvare.
Negli Artt. 15 e 18 compaiono argomenti quali “…dedicarsi allo studio della fede cattolica…” e “…partecipare a tempi di interiorizzazione della parola di Dio”. Desiderare approfondire lo studio della fede cattolica e cercare di meditare nel proprio io la Sua parola sono inequivocabili segni di accettazione e amore verso il Creatore divino.
Amore verso Maria Immacolata. Madre Antonia e le nostre Suore oltre al carisma della Carità ( il più bello del mondo, sostengo da sempre) ci hanno messo direttamente sotto la protezione di Maria Immacolata, alla quale è dedicata la Congregazione stessa. Penso che questo sia il massimo al quale un buon cristiano possa aspirare. Come Laici Verniani abbiamo ricevuto anche questo splendido dono! Attraverso il nostro Statuto traspaiono tutta la nostra gratitudine e la gioia.
Nell’Art.1 “…i membri…. si propongono, sul modello di Madre Antonia, di vivere la spiritualità del Mistero dell’Immacolata Concezione…” Viene usato il termine “vivere la spiritualità”, che significa quasi “il respirare”, inteso come atto indispensabile, legato alla nostra vita e sopravvivenza.
Nell’Art.2 “La spiritualità Mariana impegna i membri a coltivare una particolare devozione a Maria Immacolata, celebrando con particolare solennità la sua festa, a recitare possibilmente ogni giorno il Santo Rosario…”
Per rinforzare e rinvigorire questo vincolo di amore mariano abbiamo addirittura inserito, sempre nel nostro Art.2, gli Artt. 2 e 3 delle Regole di Vita delle Suore di Ivrea che a Maria si riferiscono, e che cito integralmente perché fondamentali:
Regole-Art.2 “Nell’Immacolata Concezione di Maria noi vediamo il mistero dell’assoluta gratuità di Dio che ama e che salva, e della totale dedizione della creatura che si offre senza riserve. Piena di grazia per libero e gratuito dono, Maria appartenne a Dio in modo esclusivo e assoluto perché,Madre del Verbo fatto uomo e unita in tutto il suo essere a Cristo salvatore, cooperasse alla salvezza dell’umanità”.
Regole- Art.3 “In lei troviamo l’immagine perfetta della nostra consacrazione e della santità a cui siamo chiamate, la forza ispiratrice dell’azione apostolica. Contemplando il suo mistero attingiamo lo spirito genuino dell’istituto; impariamo ad essere comunità che non si appartiene, tutte e solo per Dio e per gli altri. Come Maria ed in Maria, facciamo nostra la carità salvatrice di Cristo in una disposizione di apertura verso le necessità dei Fratelli”.
Ogni parola e concetto sarebbero da meditare ma il “ Come Maria ed in Maria, facciamo nostra la carità salvatrice di Cristo in una disposizione di apertura verso le necessità dei Fratelli” mi richiama il passaggio del “testimone”, da mano a mano: ecco il dono e la condivisione del carisma!
Non a caso queste due Regole sono state assimilate dal nostro Statuto e ne costituiscono parte integrante.
Nell’Art.15 si ribadisce che “Ogni membro dell’Associazione si sente impegnato…a nutrire una particolare devozione a Maria Immacolata…”
Quanti spunti di amore verso Maria si desumono dallo Statuto dei Laici Verniani!
Amore verso i poveri,i bisognosi e gli ultimi.
Stiamo parlando del carisma verniano vero e proprio.
Già citando l’Art.2 delle Regole di Vita avevamo notato l’inciso “…disposizione di apertura verso la necessità dei Fratelli.” La parola Fratelli è addirittura riportata con l’iniziale maiuscola!
Questo concetto viene chiaramente ripreso nell’Art.3 “L’impegno apostolico di carità si attuerà nell’attenzione massime ai poveri ed ai bisognosi che si incontrano nel proprio cammino e nel prestare, entro le proprie possibilità, il proprio tempo ed il proprio aiuto nel servizio di carità…..(omissis)…in tal modo sono anche di sostegno per gli altri fratelli cristiani.”
L’Art.14 ribadisce e approfondisce il concetto del carisma individuando come e dove meglio attuarlo: “I membri sono chiamati ad operare particolarmente nell’ambito della presenza delle Suore di Carità dell’Immacolata Concezione ed in collaborazione con esse negli ospedali, nelle scuole, nelle parrocchie, in terra di missione…”.
L’Art.16 cita testualmente: “…particolare attenzione alle opere di carità: assistere, catechizzare, insegnare, avere cura speciale dei più bisognosi.”
Queste parole e questi concetti si spiegano da soli e costituiscono uno dei punti di forza della “missionarietà” alla quale il Santo Padre chiama i gruppi laicali.
Amore per se stessi.
In questa società, definita post-industriale,dove l’uomo corre sempre affannosamente per realizzarsi e realizzare sogni spesso privi di valori veri, è davvero un respiro dell’anima reprimere il nostro egoismo e riuscire a dedicarsi, in primis, agli altri, ed a trovare qualche salutare spazio spirituale per noi.
Ma come?
Anche queste aspirazioni traspaiono da molti passi del nostro Statuto.
L’Art.3 dice “…tendere ad una misura alta della vita cristiana ordinaria…prestando attenzione alla propria formazione spirituale integrale…”.
L’Art.12 “L’Associazione curerà in modo particolare la formazione cristiana dei suoi membri.”
L’Art.15 “Ogni membro dell’Associazione si sente impegnato a coltivare la propria vita spirituale attraverso la fedeltà ai doveri del cristiano e del proprio stato…”.
L’Art 17 “E’ necessario riservare un tempo, almeno ogni tre mesi, per un incontro forte di raccoglimento e di preghiera, di aggiornamento e di verifica.”
Questo non significa che una ricerca di momenti di preghiera e spiritualità debba configurarsi come uno “snaturamento” della vocazione laicale, connessa al nostro stato. Lo Statuto è molto chiaro su questo punto.
Nell’Art.23 troviamo “…ciascuno viva la propria spiritualità secondo il proprio stato di vita.”
Nell’Art.1 si ribadisce “…secondo la propria condizione laicale…”.
Nell’Art.2 si afferma “ …a vivere coerentemente la propria vita cristiana, secondo lo stato di ciascuno…”.
Nell’Art.3 si ripete “…prestare, entro le proprie possibilità, il proprio tempo ed il proprio aiuto…”. E tutto questo non è volersi bene? Cercare l’elevazione del nostro spirito nella consapevolezza di ben operare e di essere buoni cristiani, senza rinunciare al nostro specifico stato, non è coltivare bene e rispetto per se stessi?
Amore verso le nostre Suore.
Questo aspetto è ancora più evidente e traspare da molti articoli dello Statuto. E’ più che mai chiaro il desiderio di essere al loro fianco e di sostenerle con le nostre limitate forze e risorse, ovunque esse operino, persino “in terra di missione”.
Non si deve dimenticare, infatti, che la maggior parte dei Laici Verniani ha trovato la propria personale “vocazione”, grazie all’esempio di una suora particolare conosciuta ed apprezzata per le sue virtù.
Gi articoli dello Statuto a questo proposito sono numerosi.
Come sempre troviamo alimento nell’Art.1, che compendia e interpreta così bene lo spirito della nostra Associazione “…fedeli cristiani che vogliono partecipare al carisma dell’Istituto delle Suore di Carità dell’Immacolata Concezione… in particolare comunione con le Suore dello stesso Istituto”.
Il termine “comunione” implica condivisione generosa e quindi profondo amore.
Nello stesso articolo si legge ancora “…dare il proprio contributo all’impegno apostolico delle Suore nel servizio di carità e nell’evangelizzazione.”
Rispetto e devozione verso di loro sono dimostrati anche dall’avere inserito ben due delle Regole di Vita nello Statuto dei laici: quasi per condividere, uniti, non solo il carisma ma la profonda devozione verso l’Immacolata ed il divino Figlio.
Ma, proseguendo, nell’Art.5: un Gruppo è definito come tale quando abbia, tra l’altro, “come riferimento una comunità religiosa delle Suore di Carità dell’Immacolata Concezione di Ivrea”.
Desideriamo essere anche logisticamente vicino a loro non per comodità ma per avere un costante e caro punto di riferimento. Questo riferimento è ancora più evidente in Paesi come Kenya, Tanzania, Libano,Argentina ed altri dove sia le distanze sono notevoli sia le difficoltà ambientali sono drammaticamente presenti. Ho conosciuto luoghi dimenticati dal mondo dove l’unico vivo riferimento era la cappella linda, silenziosa e serena delle “Sisters” di Ivrea!
L’Art.14 cita “I membri sono chiamati ad operare particolarmente nell’ambito della presenza delle Suore di Ivrea e in collaborazione con esse, negli ospedali, nelle scuole, nelle parrocchie, in terra di missione ed in altre realtà presenti nel territorio”.
L’Art.18 “Chi lo desidera potrà partecipare a tempi di preghiera…e a momenti di famiglia della comunità religiosa delle Suore.” E’ inutile sottolineare come l’espressione “momenti di famiglia” contenga e racchiuda i più alti valori di unione, fratellanza, amicizia e amore.
L’Art.20 “L’Associazione può realizzare il suo scopo solo in comunione con le Suore di Carità dell’Immacolata Concezione, al cui carisma si ispira. Tale particolare comunione comporta che l’Associazione partecipi alla vita ed alla spiritualità dello stesso Istituto con la conoscenza della sua storia, della sua spiritualità e del suo apostolato.”
Questa vicinanza e presenza delle Suore sono state ripetutamente richieste da tutti i laici italiani e di altre nazioni al momento della stesura della prima bozza dello Statuto, ritenendole fondamentali per un buon cammino insieme. E’ così nato uno degli articoli più ricchi di significato. L’Art.23 “Per la sua crescita ed il suo sviluppo l’Associazione vede quanto mai utile la presenza delle Suore”. Vi è nei Laici Verniani, infatti, la consapevolezza che la loro “crescita e lo sviluppo” associativo spirituale non possano prescindere dal loro esempio e dalla loro dedizione al dovere.
E questo non è amore?
Amore verso la Fondatrice ed il suo carisma.
Dulcis in fundo.Tutto quanto precede prelude all’amore verso Madre Antonia. Noi tutti oggi siamo qui per lei.
Sua è la denominazione della nostra Associazione. Suo il carisma ereditato. Suoi i doni preziosi: Rosario,Croce,Tabernacolo. Sua la richiesta di protezione di Maria Immacolata per le sue opere nel tempo.
Eppure il nostro Statuto, forse per la consapevolezza della sua umiltà, la cita solo due volte nell’Art.1: “..raccoglie nel nome di Madre Antonia, tutti coloro che ad essa in qualsiasi modo si ispirano… …i membri si propongono, sul modello di Madre Antonia Maria di vivere la spiritualità del Mistero dell’Immacolata Concezione.”
Molti di noi avrebbero voluto che essa fosse citata di più…eppure essa, insieme a Maria, è la grande presenza di ogni riga di questo documento.
L’abbiamo conosciuta, come se fosse ancora in vita, attraverso le opere delle sue figlie e loro, le nostre Suore, sono giunte a noi così, semplicemente seguendo, nel tempo, il suo esempio.
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Mi scuso per la troppa enfasi e per alcune ripetizioni, cari amici in Madre Antonia, ma spero di avere fatto comprendere come uno statuto non è sempre un freddo documento burocratico ma, in qualche caso, può fornire una lezione di amore.
Soprattutto quando parla di Maria ed anche di una donna meravigliosa vissuta duecento anni fa, che speriamo di vedere presto agli onori degli altari.
Mario Vittorio Trombetta
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