ASSOCIAZIONE   LAICI   VERNIANI

LAICI CHE VIVONO IL CARISMA  DI MADRE ANTONIA MARIA VERNA, FONDATRICE DELL'ISTITUTO

DELLE SUORE DI CARITA' DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE DI IVREA

INCONTRO LAICI VERNIANI

 Copreno, 7 marzo 2004

 

L’incontro quaresimale dei laici verniani si apre con il saluto di suor Maria Ambrogina, che augura di continuare con costanza il percorso iniziato da anni e richiama ai laici un articolo della Regola di Vita: “la preghiera e la penitenza furono la prima risposta della Fondatrice alla chiamata del Signore.”

 

Suor Maria Giuseppina, riprende il concetto e dona a tutti i laici, secondo il loro rito, la Diurna Laus o la Preghiera del mattino e della sera, che in questa domenica nell’ora media hanno per combinazione gli stessi salmi, che ci introducono alla meditazione di Padre Edoardo Cerrato, che amplia ed approfondisce lo sguardo su Maria Immacolata, introdotto nell’ultimo incontro.

 

“Umile e alta, più che creatura”.

Maria è Immacolata, perché Dio le ha stampato nell’anima un atteggiamento di semplicità e gratuità, cioè come lei stessa dice nel Magnificat, ha ricevuto l’umiltà. Maria sa di aver ricevuto tutto, ecco perché è la più alta delle creature ed è anche la più umile, perché nessuno più di lei percepisce nella sua evidenza che Dio, gratuità totale, l’ha impregnata di questa gratuità. Madre Antonia sceglie l’umiltà dell’Immacolata come modello, le sue suore l’hanno trasmessa a noi laici come dono da accogliere e vivere, per “andare incontro al Signore, che tutto ha dato e al quale, - come Maria – tutto donare di noi stessi.”

 

Per comprendere il cammino di fede di Maria, Padre Edoardo prende  la Parola, leggendo le pochissime cose che di lei sono tramandate nel vangelo.

Nel capitolo 2 del vangelo di Luca, dove si narra l’annunciazione, Maria risponde all’angelo: “Ecce ancilla domine, fiat mihi secundum verbum tuum.”

Questa  prima espressione di Maria  la caratterizza nella sua storia. Maria risponde eccomi, il suo sì è più di una forma di cortesia. Eccomi significa sono qua, sono disponibile, si compia in me tutto quello che tu dici. La disponibilità di Maria è concreta, non è fatta di elevazioni spirituali, è una disponibilità che instaura il rapporto tra l’io della propria persona e il Tu di Dio.

Maria concepisce nella concretezza. Dio entra nella sua vita, nella sua carne, nel suo utero. Come Maria è segnata dalla presenza di Dio, così deve essere per il cristiano.

Essere cristiani significa quindi accettare che Dio entri nella vita di ciascuno, nella carne di ciascuno al punto tale che tutto ciò che uno è, idee, progetti, il proprio essere, diventino Cristo, perché l’unità tra l’essere e Dio sia perfetta. Il cristiano, tralcio innestato nella vite, è Cristo stesso e ognuno, come san Paolo, può dire “vivo io, non più io, ma Cristo vive in me.” Al cristiano capita quindi di vivere quello che è toccato a Maria. L’imitazione di Maria è condivisione del suo cammino di fede. Per ogni religione, Dio è spiritualmente nell’uomo, per il cristiano, invece, Dio è fisicamente nell’uomo. La nostra carne è talmente intrisa di Dio, che risorgerà.

Maria sapeva che il Dio che pregava non era un Dio lontano, ma Emmanuel, Dio con noi, però dall’angelo riceve la comunicazione di una novità: ciò che lei non avrebbe mai pensato è vero: il suo Dio è più del Dio con noi, è il Dio in noi. Maria non comprende, ma risponde:”Ecce, …fiat…”, questo vuoto è lo spazio della fede. Maria non comprende, ma capisce che Dio le voleva bene e da lì nasce il suo eccomi per il tuo progetto. Il Dio, che presente tra il suo popolo, era visitato una volta all’anno dal sommo sacerdote, diventa con l’incarnazione il Dio presente nella quotidianità di ciascuno.

Alla base del cristianesimo c’è Dio che entra nella vita dell’uomo e gli propone l’adesione al suo progetto di vita. Dio chiede all’uomo di essere partecipe della vita stessa di Dio. Di questo evento ci parla Maria, il suo essere immacolata è il segno della gratuità di Dio, l’eccomi – sia, è la consapevolezza di Maria che rivela la grandezza del dono.

 

La seconda parola di Maria la si trova nel Magnificat. Elisabetta accoglie Maria dicendole “Beata …” e Maria risponde con il canto del magnificat: “L’anima mia benedice il Signore…”

Senz’altro Maria avrà incontrato difficoltà per spiegare ai suoi e alla sua gente quanto le era successo, tuttavia nella complicazione umana Maria esulta e parla ed è tale la presenza di Dio in lei, che le permette di esprimersi con un’ispirazione, una grandezza e una gioia umanamente inspiegabili. La gioia di Maria è la gioia cristiana. Essa non è paragonabile al piacere, essa è legata a tutta la realtà, quale che essa sia, perché Dio scende nella realtà di ciascuno rendendola positiva anche quando è grondante di sangue e di dolore.

Anche nella prova della sofferenza la realtà è positiva, perché l’essere è sempre positivo rispetto al non essere, e nell’essere c’è Dio, incarnato in Maria, e rimasto nel mondo per essere preso dentro da ciascuno col personale - ecce, fiat -, che nella fede  fa accettare e accogliere la realtà come  progetto di Dio, unico e adeguato alla propria persona.

 

L’ultima immagine del Magnificat è: “Si è ricordato del suo amore…”. Il cammino di fede di Maria iniziato dall’ecce – fiat, passato dalla tenerezza, drammaticità della grotta di Betlemme, termina nella tragedia della croce, dove l’ecce – fiat è nuovamente rinnovato con la maternità verso il discepolo diletto e tutti i discepoli, i cristiani.

Questo spiega perché Madre Antonia Maria Verna ha scelto l’Immacolata come sua icona.

 

Nell’omelia padre Edoardo riprende il concetto sviluppato precedentemente attraverso la Parola della domenica quaresimale. “Dio condusse fuori Abramo e gli disse di contare le stelle.” Dio chiama Abramo ad uscire dalla sua incertezza e lo invita a guardare oltre. Nelle incertezze della vita, bisogna guardare oltre, cioè vivere la speranza. Vivere appieno quella virtù teologale, senza la quale la fede vacilla e la carità non esprimerebbe tutte le sue potenzialità. E’ la speranza che sostiene e sviluppa la fede e la carità. La realtà la si può vedere bene solo se si va oltre, in questo modo l’uomo si trasfigura, come è annunciato nel brano del vangelo. Sul Tabor Gesù trasfigura la sua umanità. I suoi abiti non cambiano colore, ma diventano talmente intrisi della luce di Dio, che Pietro balbetta: “E’ bello stare qui.” L’elemento umano di Gesù si trasfigura, perché come Abramo aveva accettato di uscire, era andato sul monte per pregare. La trasfigurazione dell’umano avviene se si ha il coraggio di uscire fuori a guardar le stelle, il coraggio di salire sul monte a pregare: così l’umano si intride della luce, che è la vita stessa di Dio. Questo succede a ogni uomo, se cammina verso Dio dicendo il suo ecce – fiat, in un continuo atto di fede.

 

Significativo è stato il momento che ha preceduto l’offerta dei doni. Le candele della pace, della fede, dell’amore, deluse e tristi per la cattiveria e il disinteresse degli uomini, si sono spente lasciando nella disperazione del buio un bimbo innocente. Ma la candela della speranza ha rassicurato il bimbo offrendosi come fuoco per riaccendere le altre candele. Questo gesto si è concluso con le seguenti parole:

“… e che ciascuno di noi possa essere lo strumento, come quel bimbo, capace in ogni momento di riaccendere con la sua Speranza, la Fede, la Pace, l’Amore!”.

 

Nel pomeriggio, dopo la recita del Rosario, aperto alle intenzioni dei laici, suor Maria Giuseppina ha presentato il Messaggio del Papa per la quaresima, nel quale si sottolinea l’amore di Gesù per i bambini.

Diventare bambini significa diventare umili, semplici, sinceri, immediati.

Il Papa conclude il suo messaggio invitando a recitare con frequenza e con intimo trasporto il Padre nostro, per ripetere come Maria e con Maria “sia fatta la tua volontà.”

Viene quindi donato a tutti il Padre nostro di madre Antonia.

 

VITA DELL’ASSOCIAZIONE

Prima di giungere alla conclusione della giornata, Emilio e Mario comunicano alcune informazioni circa il cammino e l’organizzazione dell’associazione.

Negli USA è appena nato il gruppo dei laici verniani, che attende dai laici già organizzati il sostegno della preghiera.

Per quanto riguarda il cammino formativo si sono stabilite alcune linee giuda uguali per tutta l’associazione e sono stati lasciati aperti degli ambiti che saranno sviluppati secondo i bisogni dei singoli gruppi.

Il gruppo della Lombardia-Emilia tratterà:

-          La devozione mariana.

-          La vita della fondatrice.

-          La liturgia delle ore.

 

PROGETTI DI CARITA’

Essendo già in atto progetti di carità di vari gruppi e regioni, si lasciano continuare, tuttavia se dovesse emergere un’esigenza urgente e particolare, si potrà interessare più gruppi e coordinare un’azione unitaria.

 

Prossimo incontro domenica 23 maggio 2004.

 

Milano, 7 marzo 2004

                                                                                       Paola Mussio