ASSOCIAZIONE   LAICI   VERNIANI

LAICI CHE VIVONO IL CARISMA  DI MADRE ANTONIA MARIA VERNA, FONDATRICE DELL'ISTITUTO

DELLE SUORE DI CARITA' DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE DI IVREA

INCONTRO LAICI VERNIANI

 

Copreno, 3 ottobre 2004

Padre Edoardo Cerrato presenta la linea formativa del nuovo anno dei laici verniani, che prende avvio con questo incontro. Per camminare in linea con la Chiesa, tratterà l’eucaristia.

La stupenda e sempre accogliente casa di Copreno si è rivestita per l’occasione di una nuova bellezza. Introduce la salita verso la sala delle riunioni l’esposizione di preziosi paramenti sacri: pianeta, piviale, e altri ancora.

Padre Edoardo rammenta a tutti i presenti che l’eucaristia non si esaurisce con la messa, rimane finchè c’è il Pane consacrato raccolto nel tabernacolo. La presenza di Cristo sotto la specie eucaristica dà origine ad una pietas, che ha nell’adorazione e nella benedizione eucaristica un’espressione liturgica. I paramenti sono un modo per esprimere la grandezza di questo mistero: il sacerdote, pur avendo le mani consacrate è indegno di toccare la persona di Cristo, la Chiesa utilizzando i paramenti sacri insegna in modo iconico e didascalico la grandezza di tale mistero, dono infinito e gratuito di Dio al suo popolo redento.

Il popolo che nei secoli passati ha lavorato per produrre i preziosi paramenti sacri, nella sua ignoranza e povertà, aveva compreso bene la grandezza e la mugnificenza di tale mistero, al punto di dedicare molto tempo e risorse vitali alla produzione dei paramenti sacri; analogamente a Maria che nella casa di Betania versa sui piedi di Gesù un vaso di nardo prezioso, che valeva 300 denari, cioè l’equivalente di quasi un anno di stipendio di un operaio dell’epoca.

La Chiesa vive dell’eucaristia. La Chiesa siamo noi, le persone, i battezzati, la famiglia dei figli di Dio. Ciò significa che senza l’eucaristia siamo morti. Il battesimo è stato per ciascuno di noi la porta che ci ha introdotto alla “vita”. Ma poi, come per il bambino subentra la morte se non si nutre, così è per il cristiano: deve nutrire la sua vita spirituale con il pane della “vita”, cioè con l’eucaristia.

L’eucaristia è la “vita”. (leggere il cap. 6 del vangelo di San Giovanni)

Nati come figli di Dio da Gesù Cristo, innestati come tralci nella vite, non possiamo crescere se non nutriti da lui, cioè dall’eucaristia.

La Chiesa vive dell’eucaristia, essa è talmente essenziale alla sua vita, che senza di essa la chiesa deperisce.

I primi cristiani avevano ben compreso la grandezza e il valore di questo pane, tanto che, quando la festa della domenica non era ancora stata istituzionalizzata (ciò avviene a partire dal 313 d.C.), vivevano e celebravano l’eucaristia al mattino presto, prima di intraprendere le attività lavorative. I primi cristiani sostenevano che senza l’eucaristia non potevano vivere e anche per questo i cristiani hanno pagato un tributo di sangue giovane. I ragazzi, come Tarcisio, portavano l’eucaristia ai cristiani adulti detenuti in attesa di essere martirizzati, a loro volta essi sono stati martirizzati dai loro coetanei per non lasciare profanare il corpo del Dio vivente.

Noi siamo oggi chiamati a recuperare la consapevolezza di quanto sia grande il dono dell’eucaristia. Essa è la cosa più bella del mondo, perché il Signore Dio, fatto uomo per noi si è trasformato in pane per offrirsi alla nostra fame, così che lo potessimo mangiare. E’ il gesto naturale della mamma che offre il seno al bimbo e senza parole gli comunica il desiderio di essere mangiata, perché lui viva e cresca.

Dio avrebbe potuto salvarci donando se stesso senza incarnarsi, avrebbe potuto diventare uomo, ma salvarci in un altro modo, ha invece scelto di donare la salvezza attraverso la mensa eucaristica per essere l’unico vero sostentamento della vita di ciascuno.

Ogni devozione in sé, se limitata alla sua esteriorità non ha senso, ma se viene ricoperta dalla vita eucaristica trova significato.

Nella parabola del Figliol Prodigo il giovane figlio si trova a mangiare le ghiande dei porci. Egli è caduto nell’abisso dell’abisso, perché per la cultura ebraica il porco era l’animale immondo per eccellenza. Quando egli  prende coscienza del suo stato, si rialza, torna alla casa del Padre, che organizza per lui un banchetto al quale è ripetutamente invitato anche suo fratello.

Il popolo di Dio ha vissuto e vive la stessa storia. Il Padre accoglie l’uomo pentito e convertito e gli offre suo figlio, perché diventi comunione con Lui e con i fratelli, chiamati insieme alla stessa mensa.

L’anno eucaristico, che inizia, ha nell’Enciclica “Ecclesia de eucaristia” il testo guida. Questa enciclica, dice il Papa Giovanni Paolo II, che l’ha scritta, nasce dal contesto dell’anno santo per trasmettere lo spirito di quell’anno, così che la persona di Cristo, rimanga appunto persona e non venga identificata anche dai credenti come un’idea.

Il Papa ribadisce che la Chiesa nasce dall’alleanza tra Dio e il popolo, tra Dio e Maria e tra Dio e la Chiesa e lo attesta mediante le tre encicliche che hanno scandito il tempo dal Giubileo ad oggi:

-        Novo millennium ineunte (alleanza tra Dio e il popolo);

-        Rosarium Virginia Mariae (alleanza tra Dio e Maria)

-        Ecclesia de eucaristia (alleanza tra Dio e la Chiesa).

 

Nell’omelia padre Edoardo si sofferma sulla richiesta che i discepoli rivolgono a Gesù: “Aumenta la nostra fede”.

La fede è la vittoria che sconfigge il mondo. Ma cosa è il mondo? Certamente non la creazione di Dio, la natura, gli uomini, come singolo o come società, perché tutto è stato fatto ad immagine di Dio e “ciò era cosa buona e molto buona”. Quando si parla di mondo ci si riferisce alla mondanità, che consiste nella decisione dell’uomo di ergersi a misura di riferimento delle cose. Mettere se stessi come riferimento significa mettersi al posto di Dio, come ha fatto Adamo istigato dal serpente.

E’ talmente evidente che non siamo la misura del mondo, che in ogni cuore alberga una sete insaziabile di infinito, introvabile nella vita terrena, ma presente in questa stessa vita attraverso la “Vita” donata in Gesù Cristo.

La fede non è religiosità, questo atteggiamento è di ogni religione. La fede per il cristiano è dire sì a Dio, che è Gesù Cristo proclamatisi via, verità e vita. E’ dire sì a Gesù Cristo che ha detto di mangiare la sua carne e di bere il suo sangue per avere la vita eterna. Noi non saremo mai come Dio, ma siamo chiamati a partecipare alla sua vita e tutto ciò che nasce da Dio vince il mondo.

 

VITA DELL’ASSOCIAZIONE

Nel presto pomeriggio viene recitato il rosario missionario e si accoglie la proposta giunta da Roma di mettere sempre come intenzione del primo mistero la beatificazione di Madre Antonia.

 

Suor Maria Giuseppina propone una riflessione legando l’anno eucaristico a Madre Antonia partendo dallo scopo dichiarato dal Papa: “… questo anno sarà una corale testimonianza di fede, … per ciascun credente una sosta dell’anima per attingere nuove energie, … un rinnovato e coinvolgente slancio missionario.” Madre Antonia, sempre attuale, queste cose le aveva ben capite e vissute. Infatti lascia tra i suoi ricordi la devozione al tabernacolo con la partecipazione alla mensa eucaristica, ricordi fatti propri anche dall’associazione dei laici che negli articoli 2 e 3 si impegnano ad essere fedeli ai propri doveri religiosi, in particolare alla partecipazione alla messa e alla pratica dei sacramenti e alla missionarietà non solo per realizzare nella propria vita il personale progetto di santità, ma anche per sostenere gli altri fratelli cristiani verso la medesima meta.

 

A seguire Anna Bratti  relaziona sulla formazione che i responsabili dei laici hanno ricevuto a Roma da padre Velasio. Ogni uomo è nato per essere in relazione con qualcun altro. Dio ci ha fatti diversi e la diversità deve essere accettata e rispettata. La pari dignità di ogni uomo non significa però egualitarismo, ma riconoscimento e stima della differenza dei ruoli. Ciò comporta che ci siano delle affinità che aggregano persone. La prima affinità è il Battesimo, che ci rende fratelli e il rispetto del decalogo che regola la vita di ciascuno.

L’associazionismo è creare forza sinergiche, che in riferimento ad un carisma, possono testimoniare e diffondere il vangelo. Le associazioni se vivono appieno il cristianesimo non possono essere in contrasto tra loro, perché rappresentano fratelli di una famiglia più ampia, quella dei cristiani.

 

Interviene il Presidente Mario Trombetta che riferisce sul lavoro del consiglio generale e del suo viaggio estivo in Africa nelle missioni delle nostre suore e tra i laici di quel continente.

Riguardo all’associazione si sta valutando se dopo il riconoscimento ufficiale della Chiesa sia il caso di averlo anche dallo stato come ONLUS (Organizzazione senza scopo di lucro) o come ONG (organizzazione non governativa). Si è creata una commissione apposita per valutare i pro e i contro di questi ipotetici sviluppi dell’associazione.

Informa quindi sul calendario degli incontri.

Essi saranno:

Ø      28 novembre 2004, con la presenza della Madre Generale;

Ø      30 gennaio 2005;

Ø      13 marzo 2005.

 

Le linee spirituali che si seguiranno sono:

Ø      Il mistero dell’eucaristia;

Ø      Gli scritti di Madre Antonia;

Ø      Il vangelo dell’anno liturgico.

 

Gli interventi caritativi del nostro gruppo riguarderanno l’Africa per l’anno 2005 e l’Argentina per l’anno 2006.

 

Milano, 18 ottobre 2004

 

                                                                                               Paola Mussio