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INCONTRO LAICI VERNIANI Copreno 23 maggio 2004
I laici verniani sono accolti a Copreno dalla madre provinciale, suor Maria Ambrogina, che porge il suo saluto riferendosi alla festa che si sta celebrando: l’ascensione di Gesù. Questo evento invita tutti a guardare il cielo e, come diceva Paolo VI, solo se si compie bene il proprio dovere si potrà dire, nel giorno della nostra morte, come santo Stefano: “vedo i cieli aperti.”
Questo incontro è l’ultimo dell’anno verniano 2003-2004 e, come ogni mese di maggio, sarà caratterizzato dal ritiro spirituale, dettato da Padre Cerrato sul tema del mistero dell’Immacolata. Il predicatore esordisce riferendosi all’inno delle suore dell’Immacolata Concezione. Ne legge lo stupendo testo che è una sintesi del mistero dell’Immacolata. Invita le suore presenti a farlo conoscere e ad insegnare la sua melodia ai laici. Maria è stata concepita senza peccato, cioè Immacolata, non per meriti suoi, in quanto nel momento del suo concepimento, non esisteva ancora. Ella deve il suo stato alla grazia e alla gratuità di Dio. Dio, fin dall’antichità, ha preparato una donna per concepire suo Figlio, secondo il progetto con cui Lui aveva creato l’uomo, prima che l’uomo stesso abusasse della sua libertà. Maria è straordinaria, “extra-ordine”, perché riguarda tutta la storia dell’umanità. Maria è l’alba della storia, mite e tenera. Nell’inno si canta: “facci spazio vivo per Cristo”, significa che ciascuno, nella sua realtà umana, anela a diventare luogo vivo, dove Cristo entra. Ogni uomo diventa “spazio vivo per Cristo” nella misura in cui incomincia a conformarsi a Lui, cioè a prendere forma secondo la sua figura, così “in quel giorno tutto luce”, nel giorno della morte l’uomo sarà vivente in Cristo. Ritorna quindi l’eco delle prime parole accolte nella giornata, l’esclamazione del protomartire morente.
Il “farsi spazio vivo per Cristo” è una trasformazione che è iniziata per ciascuno nel giorno del battesimo, quando immersi nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito ci si è ritrovati innestati in Cristo. Immersi nella persona del Padre si è diventati figli; immersi nella persona del Figlio si è diventati fratelli; immersi nella persona dello spirito Santo si è diventati tempio di Dio. Come la pianta con l’innesto diventa albero che porta frutti buoni, così il cristiano con il battesimo, innestato in Cristo diventa “carne della sua carne e ossa delle sue ossa. O ci si cristifica, oppure il battesimo che senso ha? O si accetta di diventare Cristo, così da spiritualizzare tutta la vita, oppure il battesimo è solo un rito sociale. Cristificarsi è vivere secondo lo Spirito, significa aderire con la volontà personale ai suggerimenti che lo Spirito Santo dà. Ecco il senso della preghiera e del silenzio: sono tempi che l’uomo trova e utilizza per incarnare le energie spirituali. E’ difficile trovare momenti di silenzio fisico, ma ancor più difficile è trovare il silenzio spirituale, tuttavia ciò non è impossibile, per questo occorre fare ogni sforzo a tal fine. Lo Spirito Santo, essendo spirito, spira e se spira, ispira, illumina, indirizza, scuote, richiama, indica. Aderire con la propria volontà allo Spirito ci si conforma.
In riferimento a Maria il concepimento immacolato implica la salvezza, in riferimento all’uomo il battesimo implica la salvezza. Però per entrambi non è stata un atto di forza da parte di Dio. Infatti essa ha implicato per Maria e richiede a ciascuno una adesione in piena libertà. Dio concependo Maria senza peccato e nel battesimo di ciascuno inizia la trasformazione dell’essere, che è progredita per la vergine nella sua totale disponibilità al progetto di maternità e avanza per ogni cristiano se ci si conforma a Cristo, accogliendo giorno dopo giorno la riconciliazione e il suo perdono. Il seme della salvezza, donato da Dio ad ogni battezzato, diventerà fiore nel momento in cui ci si affaccerà all’alba della vita nuova. La salvezza è l’azione con cui Dio plasma, scuote, fa gioire, fa soffrire, affinché dall’uomo esca ciò che già egli porta dentro, la creatura perfetta creata ad immagine di Dio. Dio è come un grande scultore. Come diceva Michelangelo nel pezzo di marmo è già contenuta la scultura, il compito dell’artista sta nel togliere il materiale superfluo, affinché emerga l’opera d’arte. La persona perfetta è già dentro ogni uomo, affinché lo diventi davvero l’uomo deve lasciarsi scolpire da Dio. Dio sa cosa ognuno deve diventare. Il suo scalpello nella vita di ciascuno non è altro che un grande atto d’amore, che può trasformare ognuno in un suo capolavoro. La compiutezza della sua opera su ciascuno sarà allora testimonianza del suo amore per la creatura e dell’amore filiale dell’uomo per il suo creatore.
Diventare “spazio vivo” significa quindi che nei propri atteggiamenti, nelle personali abitudini, nei propri pensieri si accoglie Cristo, disposti come Maria a rischiare la propria tranquillità umana. Il “fiat” di Maria l’ha esposta al rischio di perdere il suo promesso sposo Giuseppe, l’ha messa nella condizione di essere mandata via di casa da parte dei suoi, l’ha portata ad affrontare un faticoso viaggio fino a Betlemme negli ultimi tempi della sua gravidanza, l’ha costretta ad un fuga precipitosa in Egitto, l’ha riportata a Nazareth, dove a nuovamente dovuto reinserirsi nel tessuto sociale del luogo. Il “fiat” l’ha quindi messa nella condizione di dover essere disposta a cambiare tutto a causa di quel bambino.
Ma si può veramente vivere così? Sì, nell’ambito della fede. Vivere secondo Cristo non significa non avere sentimenti ostili, istinti, ecc. si tratta invece di superare questo piano umano per vivere anche queste situazioni negative in modo soprannaturale. Quanto detto è umanamente impossibile, ma supplicando Dio, perché dia il suo aiuto per riuscire ad amare i nemici, si inizierà il processo di cambiamento che porterà via via alla conformazione dell’uomo a Cristo.
Dopo un momento di riflessione individuale, è stata celebrata la santa messa dell’ascensione. Nell’omelia padre Edoardo parla ricorda l’ascensione di Gesù, l’evento che ha portato Cristo in cielo con il suo corpo e la sua volontà. Gesù ascende al cielo per aderire completamente al Padre. Questa è la grande notizia proclamata dai cristiani nel credo: Gesù torna al Padre nella sua carnalità. Ecco il motivo per cui con l’avvento del cristianesimo il luogo dove venivamo collocati i morti non è stato più chiamato “necropoli”, cioè città dei morti, ma ”cimitero”, luogo in cui si dorme. Per il cristiano la morte è un passaggio dell’uomo dalla vita alla pienezza della vita nella gloria del Padre. In quel giorno i peccati fatti durante l’esistenza non saranno più ferite sanguinanti ma, cicatrizzate dal balsamo della misericordia di Dio, insieme a ciò che è stato buono, metteranno ciascuno di fronte alla gloria del Padre. Padre Edoardo, riportando lo sguardo indietro nel tempo, ha puntato l’attenzione su Maria, gli apostoli, e tutte le altre persone che avevano scelto di affidare la loro vita a Gesù e che lo vedono salire in cielo. Egli cerca di immaginare i sentimenti di Maria, la madre che lo vede sparire tra le nubi; i sentimenti di Pietro, capace di tradirlo, senza cessare di amarlo; di Giovanni, con quel rapporto così intenso e tenero al punto da mettergli il capo sul petto; di Maria di Magdala, di Maria di Betania, dell’altra Maria e di tutti gli altri uomini e donne che avevano posto Cristo al centro della loro vita. Nel momento del distacco, attraverso la voce dell’angelo, che è la voce di Dio, sono rassicurati. “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.” Queste parole sono per loro un mandato. Tornano a Gerusalemme e, ricevuto lo Spirito Santo, sono andati in tutto il mondo e hanno annunciato la notizia. E qualcuno ha accolto questa buona novella, che è poi arrivata fino a noi. Essa non solo deve arrivare a tutto il mondo, ma fino alla fine del mondo, noi siamo chiamati a portarla. La messa prosegue e all’offertorio vengono portati all’altare i doni preparati dalle novizie africane per i laici della nostra provincia, uno per ciascuno. E’ il loro ringraziamento per la generosità con cui i laici assistono le missioni dell’Africa.
Dopo il pranzo condiviso in amicizia, si recita nel parco della casa il Rosario contemplando i misteri gloriosi. Ogni mistero è introdotto da un breve pensiero di riflessione. 1° mistero. La resurrezione ci invita a guardare oltre, perché ogni fatica e sofferenza della vita trovano in cristo risorto significato e senso. 2° mistero. L’ascensione di Gesù ci fa guardare il cielo, che sarà per noi aperto e nuovo se vivremo bene il nostro giorno terreno. 3° mistero. Chiediamo a Maria di aiutarci ad imitarla, così che come lei, nel silenzio e nella preghiera, diventiamo “spazio vivo per Cristo”. 4° mistero. L’alba del nuovo giorno di Maria ci insegna che Dio non guarda alla quantità di ciò che facciamo nella nostra vita, ma alla qualità, cioè al significato che diamo alle nostre attività quotidiane. Allora quel poco sarà già tanto. 5° mistero. Per il cristiano vivere la gloria di Dio non è solo contemplazione e preghiera, ma consiste nel vivere anche il profano attraverso il rapporto con Dio. Così esso viene penetrato e rivestito di sacralità.
Il pomeriggio si conclude con il concerto vocale di un coro parrocchiale della zona e con l’estrazione dei biglietti vincenti della lotteria a favore delle missioni africane.
Milano, 17 giugno 2004 Paola Mussio |
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