ASSOCIAZIONE   LAICI   VERNIANI

LAICI CHE VIVONO IL CARISMA  DI MADRE ANTONIA MARIA VERNA, FONDATRICE DELL'ISTITUTO

DELLE SUORE DI CARITA' DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE DI IVREA

INCONTRO LAICI VERNIANI

Copreno 1 febbraio 2004

 

Padre Edoardo presenta il tema: “l’Immacolata”. Si è pensato ad una riflessione su Maria perché quest’anno si celebra il 150° anniversario del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria: 1854-2004.

Il dogma è stato proclamato da Pio IX l’ 8 dicembre 1854, data che era già nella tradizione cattolica dedicata a Maria.

Celebrare il 150° della celebrazione del dogma è significativo per tutta la Chiesa e particolarmente per i laici verniani, dei quali Padre Edoardo si sente parte, avendo seguito le suore dal 19995 e i laici da un po’ di anni.

 

Narrano le cronache dell’epoca che in quel giorno erano convenuti in San Pietro vescovi e cardinali da ogni parte del mondo. Il tempo meteorologico  era tipicamente invernale, ma nel momento in cui il Papa  proclama il dogma, improvvisamente si apre il cielo e un raggio di sole illumina il Pontefice. Il segno del cielo non era necessario, ma ha significato e sottolineato la grandezza di questo dogma, che la Chiesa sente il bisogno di proclamare per dire al mondo che il nuovo uomo che sta nascendo, grazie allo sviluppo delle scienze e della tecnologia, è e rimarrà sempre il progetto di Dio.

In Maria Immacolata la Chiesa proclama il “prototipo del progetto di Dio”.

Dio ha pensato, voluto, amato l’uomo. Gli dedica un’attenzione unica, particolare, lo libera dal peccato, gli permette di rivolgersi a Lui. L’uomo è vivo, ma la sua vita è piena e ha senso solo se  che accoglie Cristo dentro le sue situazioni quotidiane.

Maria è dono di Dio agli uomini, ma prima di tutto è dono di Dio per se stessa. Maria è la vita accolta come dono, ed è vita vissuta come dono.

Ecco il senso della gratuità, ben compreso da Madre Antonia: non si può essere dell’Immacolata Concezione senza essere della carità, perché l’Immacolata è carità.

In un testo del 50 d.C. si legge: ”cercate ogni giorno il volto dei santi, per crescere nella comunione.” Chi sono i santi? Sono uomini e donne che vivono accanto a noi testimoniandoci una vita donata.  Prima fra i santi c’è Maria, che mostra il frutto più pieno del cristiano: la carità in tutte le sue sfumature della tenerezza, della gratuità, della sensibilità.

Gli Atti degli apostoli narrano che Maria era nel cenacolo con gli apostoli quando scese lo Spirito Santo. Maria è con gli apostoli perché riconosce che quella è la comunità di suo figlio. Lei, che lo aveva portato nel grembo, generato e vissuto, accolto tra le braccia morto, rimane con Lui vivendo tra i suoi amici per stare con Lui per sempre nel perpetuarsi dello spezzare del pane. Maria aveva risposto con l’amore all’amore con la quale era stata amata.

Quattro anni dopo la proclamazione del dogma, l’11 febbraio 1858 a Lourdes, Maria conferma a Bernadette di essere l’Immacolata Concezione.

 

Maria è Immacolata: questo è l’aspetto fondamentale. Maria è inconcepibile se non Immacolata, è questo che la fa “umile e alta più che creatura”.

Il Papa Giovanni Paolo II nell’Enciclica “Redemptoris Mater” del 1987, anno mariano, indica il preciso posto che Maria occupa nel piano della salvezza, richiamando quanto aveva già scritto Paolo VI: “Maria ha il posto più alto e più vicino a noi.”

Tra gli uomini l’altezza del posto è elemento di separazione, per Maria è invece l’opposto: proprio perché è al posto più alto, è la più vicina ad ogni uomo. Di questo Maria era cosciente “…ha guardato alla pochezza della sua serva e tutte le genti mi chiameranno beata…”. Maria riconosce che per lei tutto è grazia, perché senza un atto dell’amore di Dio anche le capacità, la resistenza, la perseveranza, nulla sarebbe stato per Lei possibile.

I passi che Maria da subito compie verso gli altri sono determinati dalla convinzione che tutto ha ricevuto da Dio. Per Maria la carità non è filantropia, è coscienza e accoglienza di tutti gli impulsi della grazia, che le viene donata da Dio. Anche Madre Antonia,  sull’esempio dell’Immacolata va verso gli altri con quella compassione con la quale si è sentita su di sé l’amore di Dio, perciò “a gratis”. Per tutti il farsi vicini agli altri deve essere un atto d’amore, allora anche la correzione fraterna risulta possibile.

 

Maria è modello del nostro cammino, perché è pervasa dalla fede in Dio. La fede non è credere nella esistenza di Dio, ma dire sì a Dio, quindi accogliere in modo perfetto il mistero dell’incarnazione.

Rispetto alle altre religioni credere è più che riconoscere l’esistenza di Dio, per i cristiani credere è riconoscere che Dio si è fatto uomo. Maria crede e quel bimbo è nel suo grembo e in esso cresce. Il sì di Maria è maturato in un cammino di preparazione, è un sì edificato nella conoscenza profonda della Parola di Dio. Il “magnificat” che Maria canta quando giunge da Elisabetta è la sintesi della scrittura.

Ci dice San Luca: “Maria conservava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.”  Maria conservava, cioè raccoglieva la Parola di Dio  e la meditava, cioè la confrontava con le situazioni della sua vita. Maria ci insegna che la vera meditazione è possibile solo dopo aver accolto la Parola, e che dal confronto con essa si può trarre l’insegnamento per vivere le diverse situazioni della vita.

 

Allora ritornando alla preghiera con la quale avete aperto l’incontro odierno:

-          la Parola di Dio è un grande dono – ma lo prendi?

-          è fonte di sapienza per tutti – la leggi? la accogli?

-          propone scelte fondate sulla verità -  la medito, cioè la confronto con le situazioni della mia vita per fare scelte ragionevoli?

-          questo impegno che mi sono assunto di una lettura quotidiana della Parola trovino sostegno costante in Te, Signore.

 

Nell’omelia, attraverso la Parola appena proclamata, padre Edoardo ripropone la riflessione offerta precedentemente.

Gesù entra nella sinagoga e srotola il libro. Oggi suor Emanuela ha fatto memoria di questo gesto introducendo la messa con il sopraggiungere del sacerdote all’altare che rivive il gesto di Gesù proclamando a sua volta: “Oggi per voi si è compiuta la scrittura.”

Questa affermazione fa nascere una reazione, anche oggi, seppure in modo meno violento, c’è ribellione di fronte alle parole di Gesù.

Noi siamo nella sinagoga, noi riceviamo la visita di Gesù, a noi Gesù si proclama “Salvatore”, e noi… Anche per noi è forte la tentazione di dire “belle parole”, ma la vita è altro! Spesso ascoltiamo la Parola come qualcosa di già sentito, siamo rassegnati alla nostra situazione che vediamo senza speranza di riuscita.

Ancora una volta oggi Gesù ci visita e ci dice che qualcosa può capitare nella nostra vita. Padre Edoardo invita ciascuno a raccogliersi in un attimo di silenzio per cogliere che la salvezza ci è già stata data e che ci viene ancora offerta in un atto continuo d’amore di Gesù nei nostri confronti. Si tratta, quindi di accogliere nel profondo del cuore questa luce per comprendere che è possibile vivere l’inno della carità, proclamato da San Paolo. Anche per me “la carità è paziente, benigna, non si vanta, tutto spera, tutto crede.”

Anche per me questa carità è possibile se dico : - Sì, Signore, io credo che tu curi la mia cecità e mi dai la forza di vedere in modo nuovo la mia vita.-

Ripetiamo l’inno di San Paolo sotto forma di preghiera e tutto sarà possibile, perché è Lui che opera questa trasformazione. Chiediamogli la grazia di saperci amati da Dio, perché certi della sua Parola che ci sussurra: “prima che ti formassi nel grembo materno, io già ti conoscevo.”

 

Nel pomeriggio, dopo la recita del rosario, suor Maria Giuseppina consegna a tutti una padellina dove applicare la propria fotografia di laico verniano, nato l’ 8 dicembre 2003. Nell’opuscolo sono  riassunte le caratteristiche proprie del laico, così come sono state espresse nello statuto.

Il laico verniano è una persona votata, destinata non solo ad essere santo, ma anche apostolo per gli altri, sull’esempio di Madre Antonia.

 

Segue l’intervento di Mario Trombetta, il presidente, che presenta ai convenuti la realtà dei laici nel mondo e i suoi prossimi impegni tra i quali la visita ai gruppi sparsi nel mondo, incominciando da quelli presenti in Africa. Si propone anche un intervento caritativo nei confronti dei gruppi presenti negli altri continenti, gruppi che devono affrontare onerosi impegni economici sia per gli spostamenti, sia per le disagiate condizioni di vita dei suoi membri. Il nostro gruppo si impegna a sentirsi particolarmente fratello dei gruppi dell’Africa. Vengono presentate subito alcune urgenze, tra le quali la raccolta di medicinali, stoffe, materiale di cancelleria che sarà possibile inviare entro l’estate. I responsabili dei gruppi locali sono incaricati dell’organizzazione per raggiungere l’obiettivo fissato.

 

Milano, 1 febbraio 2004

                                                                         Paola Mussio