ASSOCIAZIONE   LAICI   VERNIANI

LAICI CHE VIVONO IL CARISMA  DI MADRE ANTONIA MARIA VERNA, FONDATRICE DELL'ISTITUTO

DELLE SUORE DI CARITA' DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE DI IVREA

1. IL SENSO DI APPARTENENZA AD UN’ASSOCIAZIONE

S. E. Mons. Velasio De Paolis

 

Primo Incontro di Formazione dei Formatori

14 settembre 2004  - S.C.I.C.  Via Valcannuta  n° 200 – ROMA

 

Osservazioni generali

 

ASSOCIAZIONISMO

 

L’associazionismo nella vita dell’uomo è un elemento essenziale.

Non si può concepire un uomo da solo. Noi siamo fatti per vivere insieme. Questa dimensione va riscoperta.

 

Oggi si vive individualmente in modo esasperato. Ognuno “si assolutizza”, così  non si capisce più “la complementarietà”; abbiamo, invece, bisogno l’uno dell’altro per realizzare la propria  personale vocazione.

E’ nell’incontro reciproco e nella pari dignità che si attua la propria realizzazione.

Uguale dignità, tuttavia, non significa uguaglianza di ruoli e di funzioni. Tutti abbiamo pari dignità, anche se siamo diversi gli uni dagli altri.

 

Spesso, al primo incontro con una persona che non conosciamo,  cerchiamo di intuire se questi potrà esserci amico o nemico.

Ebbene la “comunità” nasce là dove ci si considera non come nemici, ma, cristianamente, come fratelli: “ogni uomo è fratello o sorella dell’altro”.

Al di fuori della visione cristiana c’è la dimensione individualistica: “homo homini lupus”.  Spesso oggi fatichiamo nel riconoscerci come fratelli, perché ci manca “la dimensione verticale”, ci manca il Padre.

La società odierna è una società senza Padre e, come conseguenza,  non vi è più tra noi la relazione di fratelli.

In questo nodo tutto diventa tecnica; ecco nascere “la bioetica”.

 

E’ dunque l’individualismo esasperato che ci impedisce di vederci fratelli !

In simili condizioni l’uomo  diventa un “arrabbiato” e non ha pace.

Non si può rimanere in una cultura individualistica e parlare di pace. Manca la dimensione trascendente !

 

RAGIONE E FEDE

 

Noi dobbiamo raccordare la ragione e la fede.

Paolo VI diceva: “Viviamo nella frattura tra Ragione e Fede”.

Dio, che ha creato l’uomo, l’ha perdonato, redento, salvato. Dio  ha dato anche la luce della fede e della ragione, perché i due piani si devono rapportare.

Come si riesce ad esprimere la fede se non abbiamo la ragione? Egualmente  la ragione ha bisogno della fede.

 

Nel mondo si avverte spesso la presenza di realtà che non comprendiamo.

Platone sosteneva che: “Noi stiamo navigando nel mare della vita, e per giungere all’altra riva ci vuole la ragione”.

Noi in Gesù  abbiamo la luce, perché Gesù stesso si è proclamato “la Luce del mondo”. Egli  ha anche detto  che siamo “tempio dello Spirito Santo”.

Siamo quindi persone che, oltre alla dignità umana, hanno in comune la presenza di Dio che abita nel nostro cuore.

Così pure gli stessi elementi della salvezza sono in comune: la vita eterna, che abita in noi, ed il fatto di essere “figli nel Figlio”.

Quindi, con l’avvento di Gesù, i Cristiani hanno un comandamento nuovo: “Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amato”, hanno la meta finale della vita eterna, hanno la possibilità di realizzare tutto questo nella Casa di Dio che è la Chiesa.

 

E tutto questo ci viene partecipato dalla Chiesa.

Siamo già in comunione gli uni con gli altri, ma, all’interno della stessa Chiesa, si possono riconoscere delle “strade privilegiate”: le associazioni, i movimenti spirituali, le confraternite, nelle quali ci sono i tratti di Gesù Cristo, povero, casto e obbediente.

 

Il messaggio cristiano, pur essendo unitario, ha tanti aspetti, e ogni associazione ne può mettere in evidenza qualcuno in particolare.

Per esempio, Gesù dice a S. Francesco d’Assisi: “Va’ e ripara la mia Chiesa”.

S. Francesco ha quindi la missione di “riparare” la Chiesa. Così egli,obbedendo, riorganizza la Chiesa, e sorge il Terz’Ordine Francescano.

La stessa cosa avviene  nell’Ordine Domenicano.

 

QUAL E’ IL SENSO DELLA  NOSTRA ASSOCIAZIONE “LAICI VERNIANI” ?

 

  • Vivere nella nostra Associazione fedeli alla propria vocazione, nell’ambito della Chiesa che riconosce la sua Fondatrice: Madre Antonia Maria Verna,

 

  • Seguire i consigli evangelici trovando così un aiuto reciproco per realizzare la nostra vocazione cristiana,

 

  • Partecipare ad un carisma (=dono di Dio), all’interno della Chiesa,e, più specificamente, all’interno di un Istituto religioso (che per noi è quello delle Suore di Carità dell’Immacolata Concezione d’Ivrea).

 

Ecco lo scopo della nostra Associazione”Laici Verniani” !

 

L’associazionismo era molto sentito in passato,  ma, con il trascorrere del tempo, si è trasformato in individualismo. In questi giorni, però, lo stiamo riscoprendo.

 

Nel Concilio Vaticano II si parla molto dell’Apostolato dei laici e della Missione dei laici nella Chiesa e nel mondo.

A questo proposito dobbiamo ricordare:

 

1.     Il Decreto “Apostolicam Actuositatem” (1965) di Sua Santità Paolo VI, che al n° 24 dedica un capitolo all’Associazionismo,

 

2.     L’Esortazione Apostolica “Christifideles Laici”(1988) di Sua Santità Giovanni Paolo II, che parla dell’Associazionismo nella Chiesa,

 

3.     Il Codice di Diritto Canonico (1983) che al n° 215 riconosce che “i fedeli salvano la loro anima mediante l’apostolato, il rapporto fraterno, e agiscono in comunione con gli altri. I fedeli possono fondare le Associazioni e dirigerle. I fedeli hanno il diritto di farlo, con la vigilanza del Parroco. Questo diritto è fondato nel Battesimo”.

 

Il fine della Chiesa è sempre un fine soprannaturale.

I cristiani laici possono formare un’associazione, e, come conseguenza, desiderano anche essere riconosciuti e “avere cittadinanza con diritti e doveri”: ecco quindi necessaria l’approvazione dell’autorità ecclesiastica.

 

Il passaggio successivo è il riconoscimento giuridico, cioè essere “persona giuridica”.

 

La Chiesa desidera che vi sia anche uno STATUTO, che è il documento “fondativo” che esprime il motivo dell’esistenza dell’associazione stessa e gli intenti che questa desidera  raggiungere.

Nello STATUTO noi riscopriamo la nostra identità e gli strumenti adeguati per lo sviluppo della nostra vita associata, per raggiungere il fine ultimo che è la realizzazione della nostra vocazione cristiana.

 

Qual è il senso dell’appartenenza ad un’Associazione?

 

  • Il senso spirituale, rimanendo fedeli all’interno della Chiesa.

In quanto uomini abbiamo i dieci Comandamenti (= la torà, che vuol dire “strada”). Essi sono la strada dell’Amore che Dio ha per noi e per gli altri,

 

  • Vivere la nostra vocazione in pienezza: all’interno della Chiesa abbiamo le Leggi della Chiesa

  • Vivere nel mondo, secondo la nostra condizione laicale, in stretta unione, nel caso dei Laici Verniani, con le Suore di Carità dell’Immacolata Concezione d’Ivrea, condividendo il loro carisma e osservando le regole dell’Associazione (lo STATUTO) per realizzare la nostra vocazione in pienezza.

 

Il futuro è nel rispettarci reciprocamente nelle differenze, perché solo nel rispetto della vita (propria e degli altri) ci si può pienamente realizzare.

 

Lo strumento con il quale dobbiamo rapportarci è la ragionevolezza, il rispetto reciproco, e non l’arbitrio. Quando commettiamo il male, noi facciamo cattivo uso della nostra libertà.

Le leggi e le regole sono la strada dell’Amore per noi e per gli altri.

 

L’Associazione deve quindi essere di stimolo, affinché gli aderenti vi trovino una ricchezza spirituale.

 

Infine è necessario  “il confronto” per evitare la frattura tra fede  e ragione, come ci ricorda  Papa Paolo VI.

La nostra fede deve essere solida, ma dobbiamo anche saperla comunicare.

 

 

2. LITURGIA DELLE ORE

S.E.Mons. Velasio De Paolis

 

 

La Liturgia delle Ore è l’intero Ufficio divino per tutti i giorni dell’anno.

 

I 150 Salmi sono distribuiti nelle diverse ore del giorno, insieme alla parola dei Santi della Chiesa.

La Liturgia delle Ore comprende le Lodi mattutine e i Vespri.

Vi sono inseriti inoltre: Ora media, Compieta e l’intera Liturgia delle Ore di alcuni giorni particolari (Natale, Epifania, Venerdì Santo e  Sabato Santo, Ascensione, Pentecoste, Cristo Re, SS. Corpo e Sangue di Cristo, Assunzione, Tutti i Santi, Defunti).

 

Le Lodi sono la preghiera del mattino, in cui ricordiamo la Risurrezione di Gesù Cristo.

 

I Vespri sono la preghiera della sera, legata alla Passione del Signore.

 

Essi consistono in due Salmi e un Cantico, una Lettera tratta dalla Sacra Scrittura, e un’altra tratta dai Padri della Chiesa. Con la Liturgia delle Ore si santifica perciò tutta la giornata.

 

LA LITURGIA

 

La religione Cristiana è una religione storica.

Le religioni orientali sono invece filosofie, perché sono esprimono il pensiero di uomini saggi.

Ci sono invece religioni, chiamate storiche, perché è Dio che “irrompe nella storia”.

Sono religioni storiche l’Ebraismo, l’Islamismo e il Cristianesimo, e sono anche monoteiste perché adorano un solo Dio.

 

Il CRISTIANESIMO è dunque una religione storica perché è Rivelazione di Dio per mezzo di Gesù Cristo.

 

La religione nasce con l’uomo, il quale si pone delle domande esistenziali: Chi sono ? Dove vado? Da dove vengo? Perché il male, perché il dolore degli innocenti, perché la morte? Perché sono al mondo?

 

IL NUOVO TEMPIO

 

L’uomo coglie la presenza di Dio nel mondo. Ecco la Creazione.

L’Universo è un grande tempio, luogo della presenza di Dio. L’uomo, però, è degenerato perchè  ha adorato pIù la creatura che il Creatore (Sap. 13): “Davvero stolti per natura tutti gli uomini che vivevano nell’ignoranza di Dio, e dai beni visibili non riconobbero Colui che è, non riconobbero l’Artefice, pur considerandone le opere. Se, stupiti per la loro bellezza, li hanno presi per déi, pensino quanto è superiore il loro Signore perché li ha creati lo stesso Autore della bellezza”.

 

Dio si rivela ad Abramo ed a Mosè e dice come vuole essere adorato, rivela il Suo Nome:”Io sono Colui che è” (Es.3), cioè io sono Colui che esiste, che è presente e che guida la storia dell’uomo.

Dio ha scelto Israele: è il suo Dio e solo Lui può salvarlo. Questa fiducia assoluta, pegno della salvezza (Is. 28,16), esclude il ricorso ad ogni appoggio degli uomini o dei falsi dèi (Ger.17,5).

Viene annunciata per bocca del profeta Isaia la venuta di un Salvatore, che si concretizzerà nel Nuovo Testamento nella persona di Gesù Cristo:” Il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la Vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele, Dio con noi”  (Is.7).

 

Nel Nuovo Testamento Gesù inizia la Sua vita pubblica, annunciando il Regno di Dio, invitando tutti gli uomini alla conversione; ecco che entra nel tempio, scaccia i venditori, rimproverandoli: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera, ma voi  ne fate una spelonca di ladri” (Mt.21). 

Gesù annuncia anche un nuovo tempio, che è Lui stesso.

 

Il culto prima di Gesù era esteriore e basato sull’offerta di cose e di animali. Ma, ora, Gesù con la Sua venuta annuncia un nuovo tempio, come si può comprendere dal colloquio che Egli ha con la donna Samaritana (Gv.4,22): “Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità, perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità”, cioè nella pienezza della Rivelazione di Dio.

 

Quando Gesù muore in croce, inizia davvero “il nuovo tempio”, e si realizzano le Sue Parole .

 

Gesù è presente in mezzo a noi, nella Chiesa.

Ascoltiamo le parole di S. Paolo ai cristiani: “Non sapete che voi siete tempio di Dio?” (Ef.).

Gesù continua a vivere nella Chiesa: “Se uno mi ama e rispetta i miei comandamenti, io e il Padre prendiamo dimora in lui”(Gv.15).

 

 In noi abita la Santissima Trinità. La volontà del Signore è che noi siamo fissi in Lui.

 Per il Battesimo, dice sempre S. Paolo,”noi siamo stati innestati in Cristo” (Rm.6,5).

 E ancora: “Non siete più degli ospiti o degli stranieri, ma siete della città dei Santi e della casa di Dio” (Ef. 2).

La Trinità, ecco la nostra dimora, la nostra casa. “Il Regno dei cieli è dentro di voi” (Gv.15,4).

 

La Liturgia è, quindi, un popolo di oranti con a capo Gesù Cristo. Con la Liturgia viviamo in comunione con Gesù, con il Padre, con lo Spirito Santo, con tutta la Chiesa nella sua completezza, quella terrena, quella purificante e quella celeste: ecco la Comunione dei Santi!

Nella Liturgia si realizza la profonda comunione con Dio e tra noi. Tutto questo  trae la sua sorgente nel Mistero pasquale: nell’Eucaristia.

 

Partiamo, perciò, dalla storia, con la quale avevamo iniziato questi pensieri:

Solo l’uomo ha la storia: passato, presente, futuro, e ne ha la piena consapevolezza.

Nella storia ci sono eventi che riguardano tutti.

Per il popolo Ebraico l’Esodo è un momento storico che va celebrato, perché ricorda la sua liberazione dalla schiavitù dell’Egitto. La preghiera del popolo eletto era dunque “il ricordo”: “Eravamo schiavi del faraone in Egitto, e il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente . Il Signore operò sotto i nostri occhi segni e prodigi grandi e terribili contro l’Egitto, contro il faraone e contro tutta la sua casa. Ci fece uscire di là per condurci nel paese che aveva giurato ai nostri padri di darci. Allora il Signore ci ordinò di mettere in pratica  tutte queste leggi, temendo il Signore nostro Dio così da essere sempre felici ed essere conservati in vita, come appunto siamo oggi. La giustizia consisterà per noi nel mettere in pratica tutti questi comandi davanti al Signore Dio nostro, come ci ha ordinato” (Dt.6).

 

Questo è’ un evento che riguarda tutto il popolo Ebraico, e quando viene celebrato, si “fa della liturgia”.

Quando si celebra, si fa l’”esperienza di Dio”, con la certezza che mentre lo si sta celebrando, Egli ci sta amando come in quel momento.

 

L’EUCARESTIA

 

Nel Nuovo Testamento viene Gesù: Egli celebra l’Ultima Cena e introduce un’innovazione rivoluzionaria. Spezzando il pane dice:” Questo è il mio Corpo dato per voi” (Lc.22).

Allo stesso modo Gesù prende il vino e dice:”Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio Sangue, che viene versato per tutti” (Lc.22).

Inizia dunque il nuovo culto, il cuore della Liturgia cristiana!

 

Nell’Eucaristia vi è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa: questo bene è Gesù Cristo, vivo e vivificante, che dona a noi se stesso, ridandoci la Vita Nuova.

Gesù donando il Suo Corpo, dona se stesso.

Questa realtà eucaristica va continuata nel tempo.

 

L’Eucaristia è il memoriale della Morte e Risurrezione di Gesù.  Ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, noi continuiamo quel momento,perpetuando i suoi frutti di redenzione.

 
L’Eucaristia è fonte e culmine di tutta la vita cristiana.

 

LA PASSIONE E L’EUCARESTIA

 

L’Ultima Cena e il racconto della Passione di Gesù sono intimamente legati.

Le parole di Gesù nell’Ultima Cena hanno avuto la loro realizzazione nella Passione di Gesù che offre il Suo Corpo per noi.

Dobbiamo leggere la Passione alla luce della Pasqua.

Gesù ci ha salvati per amore con la Sua Passione, perché ha dato se stesso.

Ecco allora, come conseguenza, che l’Eucaristia è fonte e culmine della vita cristiana. Gesù dice:”Questo è il mio Corpo dato per voi” proprio nel momento del tradimento.

 

Verrebbe forse spontaneo un senso di vendetta, invece Gesù  insegna che la migliore vendetta è il perdono, e che bisogna superare se stessi, perché vendetta porta vendetta. Gesù reagisce con l’Amore, Gesù vince l’odio con l’Amore.

 

Di fronte alla morte noi come ci rapportiamo? Ne siamo terrorizzati, ne abbiamo paura. Gesù invece vince la paura e la morte con l’Amore.

 

Il bisogno di Cristo eucaristico deve trasformare la nostra vita in un atto di amore, conforme alla volontà di Dio.

 

Gesù “rese grazie”, cioè l’Eucaristia è anche “ringraziamento”. Gesù ringrazia prima. Qualunque cosa Dio Padre gli darà, Gesù ringrazia.

La nostra vita deve essere fiducia, abbandono, fede nell’Amore di Dio, nonostante tutto. Per quanto possa sembrare inverosimile, qualunque cosa ci possa  accadere, Dio la trasforma in nostro bene.

Qualunque cosa ci possa succedere,a nostra volta dobbiamo saperla trasformare in un atto d’Amore a Dio.  

 

Si è dunque partiti dalla Liturgia della Parola di Dio per giungere alla Liturgia Eucaristica.

 

La “Parola” deve diventare quindi la nostra “Carne”. La Liturgia della Parola viene temporalmente e storicamente prima (basti pensare alla Storia della nostra salvezza: l’Antico Testamento viene prima del Nuovo Testamento. Esso lo prepara e  annuncia la venuta di un Salvatore, che si concretizza nel Nuovo Testamento, nella persona di Gesù, che offre se stesso per la salvezza di tutti gli uomini).

 

Anche noi dobbiamo sapere ringraziare sempre Dio in ogni circostanza, felice o triste, offrire noi stessi a Lui e diventare pane spezzato per i fratelli.

 

Concludendo: la Liturgia è una preghiera, fatta da “tutta” la Chiesa e implica la presenza del nostro Sommo Sacerdote, Cristo Gesù.

 

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