ASSOCIAZIONE   LAICI   VERNIANI

LAICI CHE VIVONO IL CARISMA  DI MADRE ANTONIA MARIA VERNA, FONDATRICE DELL'ISTITUTO

DELLE SUORE DI CARITA' DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE DI IVREA

MADRE ANTONIA MARIA VERNA NEI SUOI SCRITTI

Padre S. Majorano

 

Primo Incontro di Formazione dei Formatori

15 settembre 2004  - S.C.I.C.  Via Valcannuta n°200 – ROMA

 

Punto 1:Come collocare gli Scritti di Madre Antonia Maria Verna?

 

Solo quando la nostra memoria (intesa nel senso di ricordo) è memoria sana,saremo capaci di aprirci alla speranza. Nella nostra memoria personale e di gruppo il carisma dovrebbe costituire uno degli elementi sui quali si evolve il nostro cammino.

Nella Chiesa ciò che fa gruppo è l’avere ricevuto dallo Spirito quanto lo Spirito ci suggerisce.

Bisogna saper coltivare la memoria (ricordo), capace di costruire la speranza: la memoria di Madre Antonia .

Non tanto quello che Madre Antonia ha fatto, ma ciò che lo Spirito le ha suggerito di fare.

 

Emerge chiaro dalla Lettera del 1835 al Ministro di Grazia e Giustizia il diritto di camminare per la propria strada:“Noi sottoscritte dichiariamo che d’ora innanzi non vogliamo più avere alcuna relazione e tanto meno dipendenza  dai prefati Signori Missionarj, e siamo risolute di vivercela tra di noi nella casa propria di Maria Antonia Verna. Abbiamo perciò sottoscritta la presente protesta di non venire in niente molestate per ciò che riguarda la coscienza”.

 

Dietro queste pagine vi è il tentativo di P. Durando di incorporare la Fondatrice e le sue prime sorelle, vanificando la loro identità. Questo Scritto mette in rilievo la statura morale di questa donna. Si nota  una sua stima sincera per la controparte, ma questa non deve essere di impedimento  all’opera  che lo Spirito le sta suggerendo.

Questo amore della libertà nel seguire i suggerimenti dello Spirito, ci deve spingere alla testimonianza. Questa obbedienza allo Spirito deve essere sempre rispettata.

Questa profonda consapevolezza che quando lo Spirito ci affida qualcosa,  dobbiamo portarla a termine senza alcun condizionamento altrui,è per noi una grande lezione.

Ci vuole perciò rispetto della reciproche posizioni in un siffatto tema.

Occorre, inoltre, manifestare le proprie idee con chiarezza e perseguire i propri fini sperando che questi sortiscano un reciproco riconoscimento.

 

Centralità della coscienza

 

Quello che conta è rispettare la nostra coscienza.

Questa deve essere alla base delle nostre scelte. La Gaudium et Spes  al n° 43  parla della coscienza laicale: “spetta alla coscienza dei laici portare avanti le scelte nel mondo”.

 

Negli Scritti di Madre Antonia  osserva che nella prima parte vengono indicate le Lettere destinate alle autorità civili, tranne la prima a Mons. Grimaldi, la quarta a Mons, Chiaverotti, la quinta a Mons. Grimaldi.

Nella seconda parte vengono indicate le Lettere che riguardano le Normative .

 

E’ evidente che nelle Lettere rivolte ai Regnanti, Madre Antonia si esprime con un tono diverso da quello delle Lettere rivolte ai Vescovi.

 

Dalle sue Lettere emerge che Madre Antonia è estremamente concreta e fiduciosa nella Provvidenza.

 

18 aprile 1823  Le Regole. Acclusa alla petizione al re Carlo Felice (protocollata 18 aprile 1823) la Memoria sintetizza gli elementi fondamentali dell’Opera Verniana:

 

  1. Assistenza ai malati, “ massime ai poveri”, “a gratis

  2. Catechesi alla ragazze, “ massime povere”, “a gratis”

  3. Educazione umana delle ragazze (insegnare a leggere e a scrivere), “massime povere”, “a gratis”

  4. Avere cura di quelle orfane e abbandonate, “ massime povere”, “a gratis”.

 

Costante e ripetitiva è dunque la sottolineatura della povertà come radice di scelta preferenziale:  “massime povere”.

Chiaro è pure il riferimento all’Immacolata. La ‘gratuità’ viene indicata come elemento essenziale di tutto il servizio caritativo.

Madre Antonia si riprometteva una coerenza totale a quel potenziale di grazia che il Battesimo ha messo in ognuno di noi.

La Lumen Gentium (cap.V n°39 afferma che “Nella Chiesa siamo chiamati a realizzare quel potenziale di santità che lo Spirito ci ha dato. Nei vari generi di vita e nei vari uffici un’unica santità è coltivata da quanti sono mossi dallo Spirito di Dio e, obbedienti alla voce del Padre e adoranti in spirito e verità Dio Padre, seguono Cristo povero, umile e carico della croce per meritare di essere partecipi della Sua gloria. Ognuno secondo i propri doni e uffici deve senza indugi avanzare la via della fede viva, la quale accende la speranza e opera per mezzo della carità”.

 

Il Papa Giovanni Paolo II nella Lettera Apostolica  Novo Millennio Ineunte  (n°30-31) ci ricorda: “Tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità, il dono di santità è offerto a ciascun battezzato: ‘Questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione’ (1Ts.4,3). Se il Battesimo è un vero ingresso  nella santità di Dio attraverso l’inserimento in Cristo e l’inabitazione del Suo Spirito, sarebbe un controsenso accontentarsi di una vita mediocre”.

 

 Il Sinodo dei Vescovi (1983) afferma che:

Lo Spirito ci fa capire oggi che la santità è impensabile senza l’impegno di giustizia, senza la solidarietà ai poveri, senza la conversione”.

 

Madre Antonia dà la risposta a questa santità con la carità.

 

Giovanni Paolo II nella Lettera Novo Millennio Ineunte (n°50) sostiene che: “E’ l’ora di una nuova fantasia della carità che diventa capace di farsi vicina e solidale. Occorre carità e testimonianza del Vangelo”.

 

Anche il Papa Paolo VI nella “Octagesima adveniens” invita ad una carità creativa e ribadisce che l’annuncio della  Parola è legato anche ad una “carità operativa”..

 

S. Giacomo ci ricorda nella sua Lettera che “senza le opere la fede è morta”.

 

Il laico Verniano deve continuare a ripetere, agli altri ed a se stesso, “massime ai poveri”. Le povertà sono tante: in famiglia, nel lavoro, nel vicinato. Il nostro vicino oggi è il mondo intero!

 

In conclusione

 

  1. Madre Antonia è un elemento vivo della nostra memoria, spinta dallo Spirito.

  2. Si capisce questo attraverso i suoi Scritti, dai quali trapela una forte tensione spirituale e apostolica , religiosa e laica, che attinge al Vangelo e diviene prospettiva nuova.

  3.  Madre Antonia non espone teorie ma si rivolge a persone concrete , con quella carità che fruttifica, per far scoprire a tutti l’ “altissima vocazione” di ognuno in Cristo (Gaudium et Spes n°22)

  4. In Madre Antonia vi è la consapevolezza di donna, come Maria sul Calvario, che si offre come proposta di dignità e di libertà.

 

Questi sono gli stimoli dunque che Madre Antonia ci propone: carità della Parola e  carità delle opere.

 

Il Catechismo della Chiesa Cattolica ci ricorda di “ascoltare la catechesi dello Spirito che abita in noi”.

S. Agostino in merito afferma “Se noi ascoltiamo continuamente la voce dello Spirito,  sentiamo sempre la risposta”.

 

Nell’operare delle scelte è buona norma ascoltare la nostra coscienza.

La coscienza è la ricerca della pienezza della verità 

Il Catechismo della Chiesa Cattolica ci suggerisce alcune regole che valgono in ogni caso (CCC cap.I° La dignità della persona umana”  §1789 :

 

  • Non è mai consentito fare il male perché ne derivi un bene

  • La “regola d’oro”: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi anche voi fatelo a loro” (Mt.7,12).

  • La carità passa sempre attraverso il rispetto del prossimo e della sua coscienza.

 

“Parlando “così contro i fratelli e ferendo la loro coscienza, voi peccate contro Cristo” (1Cor.8,12). “Perciò è bene” astenersi da tutto ciò per cui “il tuo fratello possa scandalizzarsi “ (Rm.14,21).

 

Il Documento Conciliare “Dignitatis Humanae1965) di Papa Paolo VI al paragrafo 2, parlando del fondamento della libertà afferma: “Nessuno deve essere forzato ad agire ‘contro la sua coscienza’, né impedito a farlo in ‘conformità alla sua coscienza’, la libertà si fonda sulla stessa dignità della persona umana, essere uomini ‘degnamente’ significa inevitabilmente di essere liberi. La ‘dignità della persona umana’ di cui qui si tratta non è una qualsivoglia dignità, ma quella che si conosce propriamente ‘sia per mezzo della Parola di Dio rivelata, sia tramite la stessa ragione; ‘se rimanete fedeli alla mia Parola, sarete miei discepoli, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi’ (Gv.8,31)”.

 

L’Enciclica “Veritatis Splendor” (1993) del Papa Giovanni Paolo II al n°36 affronta il tema della ‘libertà’: “Si è inteso ribadire il carattere interiore delle esigenze etiche che dalla legge morale naturale derivano e che non si impongono alla volontà come un obbligo, se non in forza del riconoscimento della ragione umana e, in concreto, della coscienza personale”. 

 

Punto 2.   Itinerario laicale della carità

 

L’itinerario laicale della carità si può percorrere attraverso alcune vie privilegiate.

Dagli scritti della Fondatrice emerge quindi potente il concetto di “gratuità”, che andremo ad approfondire.

 

·       LA GRATUITA’

 

Ecco alcune “piste” ed elementi per sapere scoprire, anche a livello laicale, la ‘gratuità’ che stava profondamente a cuore a Madre Antonia:

 

  1. elemento: ‘a gratis ma per i più poveri’

  2. elemento: Il riferimento al Mistero dell’Immacolata Concezione.

  3. elemento: Avvertire il suo Progetto come qualcosa da accogliere.

 

L’Opera meravigliosa che Madre Antonia ha iniziato in realtà non le appartiene: proviene  dallo Spirito e di questo solo è proprietà.

La ‘gratuità’ deriva dal fatto che noi siamo frutto di un Amore che, volendo diffondersi, ci ha creati.

Il senso della vita non è tanto in ciò che noi operiamo quanto in ciò che Dio ha seminato in noi.

Estremizzando si può affermare che anche la malattia ha un senso in quanto è presente in una “vita che è carica di senso”.

Non vi è nessuna vita, infatti, che sia priva di significato!

 

Affermare che noi siamo parola d’Amore  di Dio, infonde speranza; non dobbiamo lasciarci strumentalizzare da coloro che vogliono spaventarci e minimizzare il nostro senso della vita.

 

Noi siamo, dunque, dono di Dio: un dono affidatoci  per il bene di tutti, oltrechè nostro.

 

La consapevolezza di questi concetti induce molti effetti positivi:

 

·       Fiducia in se stessi, come riflesso di quella fiducia che Dio ha in noi (infatti Dio ci ha  affidato un dono che dobbiamo trasferire agli altri).

Questa fiducia  ci permette di affrontare le croci della  vita. La nostra croce dobbiamo vederla come ‘fiducia’ che Dio ha in noi.

Dio mi dice inoltre di “completare il limite” che vedo nell’altro; è il bisogno che l’altro ha di me, che mi dice quanto io sia importante!

Naturalmente questo processo avviene con la ‘gratuità’, tema di di ogni discorso sulla carità

In estrema sintesi: io sono dono, Dio ha fiducia in me e io devo saper essere, a mia volta, dono per gli altri.

 

·       Reciprocità. Dalla ‘gratuità’ si passa alla ‘reciprocità’.

Vediamone i passaggi:io sono dono ma ho anche bisogno dell’altro. Il mio donarmi è nel riconoscere che l’altro mi arricchisce, e sfocia nella reciprocità; rispetterò l’altro, amerò la diversità dell’altro, ben sapendo che si innesca una logica di reciprocità che ci farà “crescere insieme”

.

·       Anticipare il bisogno dell’altro.

Come il buon Dio sempre si comporta con noi, anticipando, quasi, le nostre necessità, così noi dobbiamo saperci  rapportare all’altro “anticipandoci”

Gesù infatti ci dice: “Se tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì l’offerta e va’ a riconciliarti con il tuo fratello” (Mt.5).

In senso lato possiamo quindi affermare che “l’anticipo di Dio” dovrebbe diventare il  nostro modo di ragionare, il nostro stile di vita

.

·       Il donarsi è determinato dal bisogno dell’altro.

Riprendendo il concetto precedentemente esposto osserviamo che nella Lettera Apostolica Novo Millennio Ineunte (2001)al n° 49 Il Papa Giovanni Paolo II parla della ‘carità’ e ci ricorda:”La carità si apre al servizio universale, proiettandoci nell’impegno di un amore operoso e concreto verso ogni essere umano. Il secolo e il millennio che si avviano dovranno vedere a quale grado di dedizione sappia arrivare la carità verso i più poveri. Se siamo ripartiti davvero dalla contemplazione di Cristo, dovremo saperlo scorgere soprattutto nel volto di coloro con i quali Egli ha voluto identificarsi: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi” (Mt.25). Questa pagina non è solo un invito alla carità: è una pagina di Cristologia, che proietta un fascio di luce sul Mistero di Cristo. Su questa pagina la Chiesa misura la sua fedeltà di Sposa di Cristo. Nella persona dei ‘poveri’ c’è una presenza speciale, che impone alla Chiesa un’opzione preferenziale per loro. Attraverso tale opzione si testimonia lo stile dell’Amore di Dio, la Sua Provvidenza, la Sua Misericordia, e in qualche modo si seminano ancora nella storia quei semi del Regno di Dio che Gesù  Cristo pose nella Sua vita terrena venendo incontro a quanti ricorrevano a Lui per tutte le necessità spirituali e materiali”.

 

Il desiderio di aiutare l’altro deve essere sempre dettato perciò dalla mia coscienza.

 

Concludendo, possiamo affermare che il cammino improntato alla ‘gratuità’ è contrassegnato dalla ‘gioia’ e dalla ‘bellezza’.

Proprio come Maria Immacolata è  ‘gioia’,  ‘bellezza’ e  ‘speranza’ in un mondo attanagliato dalla paura.

 

………………….

 

 

Con la bella immagine di Maria Immacolata, Padre Majorano, chiude un incontro ricco di spunti etico – filosofici, non facile da sintetizzare.

Spero di essere riuscita a rispecchiare, al meglio, il suo pensiero e chiedo scusa, sin da ora, per le eventuali inesattezze.

 

 

              Lucia Margherita Renzi