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LAICATO ASSOCIATO
Con questa semplice espressione viene definito un movimento
complesso, nato non da oggi, ma destinato, per volere dello Spirito Santo,
credo, ad un lungo e costante cammino.
Vi sono avvenimenti che hanno una presa rapida sull’opinione
pubblica e sono destinati ad una veloce propagazione anche ad opera dei media (
e forse anche ad un altrettanto veloce oblio). Cito, per esempio, l’evento
dell’anno: la “Passione” di Mel Gibson.
Vi sono accadimenti, al contrario, che si impongono con
gradualità e determinazione alle coscienze delle persone. La loro diffusione è
costante, graduale ed inarrestabile. Proprio come il progredire delle
associazioni laicali.
A partire dal Concilio Vaticano II, il Santo Padre e la
Chiesa hanno continuamente incoraggiato ed approvato questi movimenti ed ormai
gli scritti in merito sono numerosi.
Nella “Vita Consecrata” e nella “Christifidelis laici”
vengono poste le basi spirituali e dottrinali della “chiamata” dei laici alla
vocazione ed alla santità. Questi concetti vengono armonizzati, infine, nella
“Novo millenio ineunte”.
Il documento più recente è però uno studio di Martin Wolf,
esposto in un seminario promosso dall’Unione dei Superiori Maggiori della
Germania, dedicato ai “Laici Associati “ e pubblicato su “Testimoni” del 31
marzo 2004.
A questo studio mi riferirò, sia pure cercando di essere
sintetico, data la complessità della materia, perché esso trae le conclusioni di
una rilevazione condotta su ben 59 istituti.
E cercherò di integrare la problematica con la modesta
esperienza da me vissuta in alcuni anni di preparazione e formazione in questo
campo e di alcuni mesi vissuti come responsabile dell’Associazione
internazionale dei Laici Verniani.
Vediamo di rispondere ai principali interrogativi che si
possono porre di primo acchito: perchè i laici hanno risposto a questa chiamata,
quali sono le modalità attraverso le quali esplicarla e quali rischi bisogna
evitare.
Perché l’Associazionismo laico?
Le motivazioni che possono indurre i laici a desiderare di
condividere con Istituti Religiosi la spiritualità, il carisma e la missione
sono fondamentalmente :
-
desiderio di spiritualità
-
volontà di appartenenza
-
possibilità di “fare” apostolato.
Vorrei aggiungere, personalmente, a queste motivazioni
addotte da padre Wolf anche
- l’esempio
ricevuto da un religioso/a e la conseguente gratitudine e amicizia.
Non mi sembra necessario dilungarsi sulle cause che generano
questi impulsi.
E’ chiaro come l’uomo, da sempre, in modo conscio od
inconscio, cerchi di elevarsi sfuggendo ai dettami ed ai ritmi imposti da una
società materialista e consumistica, spesso insensibili ai grandi ideali di
solidarietà ed ai più elementari principi evangelici. Ecco quindi che “grande
importanza assume il carisma specifico dell’Istituto, base fondamentale per il
vincolo che ciascun laico vuole stabilire.”
L’appartenenza è quindi il desiderio di una vera e propria
collaborazione, di una ricerca di un legame più stretto con l’Istituto Religioso
che può sfociare nella sana volontà di fare apostolato, in modo concreto e
tangibile.
Quali sono le regole principali da tener presente?
Padre Martin ne indica alcune:
-
non mischiare mai vita consacrata e vita secolare
-
l’Istituto Religioso deve rimanere il custode primo
del proprio carisma specifico
-
i laici devono saper rispettare i postulati dell’
“appartenenza” e dell’ “autonomia”.
Come facilmente intuibile si potrebbero scrivere fiumi di
parole su questi tre argomenti e questo metterebbe in crisi l’ottima suor Elena,
che coordina il periodico SCIC.
Lo spirito comune che si evince dai tre principi fondamentali
esposti è che i laici, in questo loro cammino di crescita spirituale, devono
conservare il loro “carattere laicale”, producendo il loro apostolato nella
realtà temporale nella quale quotidianamente sono inseriti.
I religiosi e i consacrati non dovranno “laicizzarsi” ma
continueranno a seguire la missione ed il carisma, al quale si sono votati, da
veri “sposi di Cristo”.
Se queste semplici, ma fondamentali regole, verranno
rispettate nascerà una splendida sinergia dagli sforzi congiunti tra Istituti ed
Associazioni che ad essi si ispirano.
Con quali criteri le Associazioni laiche possono essere più
vitali ed incisive?
-
Con una seria opera di formazione, promossa dagli
Istituti stessi.
-
Con l’accompagnamento degli associati da parte di uno
o più membri dell’Istituto.
- Con l’espressione, da parte dei laici, di una
conveniente autodeterminazione, mediante strutture proprie e regole proprie.
-
Con l’individuazione di forme, che permettono di
condividere il carisma, che siano conformi alle esigenze della vita laicale.
-
Con il mantenimento di due diversi livelli di
autonomia, quello dell’Istituto e delle Associazioni, con un loro proprio stato,
un loro processo decisionale e loro proprie strutture direttive.
A proposito di questo ultimo punto padre Martin Wolf
sottolinea l’importanza di regole quali:
-
criteri oggettivi e comprovati per ammettere (o
dimettere) una persona nell’Associazione
-
l’istituzione di una specie di “noviziato dei laici”
-
la chiarezza nella definizione degli aspetti economici
(che potrebbero diventare fonte di tensione e discussione) con normative che
abbiano validità anche nei confronti della legge dello stato.
A questi principi enunciati mi sembra ne manchino ancora due.
Sono così fondamentali che probabilmente sono stati ignorati per la loro
evidenza, oppure rientrano nelle “regole fondamentali” sopra esposte
(“l’Istituto deve rimanere il custode primo…”). Più precisamente:
-
la subordinazione, in fatto di materia spirituale, ai
vertici dell’Istituto religioso del quale si assume il Carisma.
-
la partecipazione, in ordine alla gestione ordinaria e
straordinaria dell’Associazione, di un membro qualificato e rappresentativo
dell’Istituto stesso (in termini più chiari la presenza di un Superiore o una
Superiora Generale, al Consiglio di Amministrazione dell’Associazione)
I temi enunciati, sia pure per sommi capitoli, sono di grande
respiro e meritevoli di ulteriori approfondimenti.
Mi sia concesso, per un breve istante, calarmi nella nostra
neonata Associazione.
I Laici Verniani, presenti già da anni, come gruppi singoli,
al fianco delle Suore di Carità dell’Immacolata Concezione di Ivrea, si sono
costituiti recentemente in Associazione, studiando e mettendo a punto un proprio
Statuto.
Questo documento, steso con la partecipazione di Mons.
Velasio de Paolis, esperto di diritto canonico, ne sono convinto, recepisce in
pieno e completamente lo spirito ed i principi, sopra esposti, del Laicato
Associato.
In alcuni casi, dove il documento lasciava spazio alla
regolamentazione interna, i primi due Consigli di Amministrazione hanno
stabilito delle piccole regole comportamentali. E’ il caso dei criteri di
ammissione, del periodo di noviziato, della “formula di appartenenza” e dei
principi di autofinanziamento.
Concludo con la parola di Padre Martin: “Il fenomeno della
partecipazione dei laici agli Istituti religiosi costituisce una chance per il
rinnovamento sia degli Istituti, sia della vita dei laici ed il diritto
canonico è garante dell’identità delle due forme di vita ed è strumento di
ordine del carisma vissuto”.
Ma tutto questo è possibile, mi ripeto, se viene dallo
Spirito e se dallo Spirito è continuamente alimentato.
Nel nostro caso, poi, ne sono sicuro, avremo anche
“l’appoggio” e l’aiuto di Madre Antonia Maria Verna.
Mario Vittorio
Trombetta
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