ASSOCIAZIONE   LAICI   VERNIANI

LAICI CHE VIVONO IL CARISMA  DI MADRE ANTONIA MARIA VERNA, FONDATRICE DELL'ISTITUTO

DELLE SUORE DI CARITA' DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE DI IVREA

LAICATO   ASSOCIATO

 

Con  questa semplice espressione viene definito un movimento complesso, nato non da oggi, ma destinato,   per volere dello Spirito Santo, credo, ad un lungo e costante cammino.

 

Vi sono avvenimenti che hanno una presa rapida sull’opinione pubblica e sono destinati ad una veloce propagazione anche ad opera dei media ( e forse anche ad un altrettanto veloce oblio). Cito, per esempio, l’evento dell’anno: la “Passione” di Mel Gibson.

Vi sono accadimenti, al contrario, che si impongono con gradualità e determinazione alle coscienze delle persone. La loro diffusione è costante, graduale ed inarrestabile. Proprio come il progredire delle associazioni laicali.

 

A partire dal Concilio Vaticano II, il Santo Padre e la Chiesa hanno continuamente incoraggiato ed approvato  questi movimenti ed ormai gli scritti in merito sono numerosi.

Nella “Vita Consecrata” e nella “Christifidelis laici” vengono poste le basi spirituali e dottrinali della “chiamata” dei laici alla vocazione ed alla santità. Questi concetti vengono armonizzati, infine, nella “Novo millenio ineunte”.

Il documento più  recente è però uno studio di Martin Wolf, esposto in un seminario promosso dall’Unione dei Superiori Maggiori della Germania, dedicato ai “Laici Associati “ e pubblicato su “Testimoni” del 31 marzo 2004.

A questo studio mi riferirò, sia pure cercando di essere sintetico, data la complessità della materia, perché esso trae le conclusioni di una rilevazione condotta su ben 59 istituti.

E cercherò di integrare la problematica con la modesta esperienza da me vissuta in alcuni anni di preparazione e formazione in questo campo e di alcuni mesi vissuti come responsabile dell’Associazione internazionale dei Laici Verniani.

 

Vediamo di rispondere ai principali interrogativi che si possono porre di primo acchito: perchè i laici hanno risposto a questa chiamata, quali sono le modalità  attraverso le quali esplicarla e quali rischi bisogna evitare.

 

Perché  l’Associazionismo laico?

Le motivazioni che possono indurre i laici a desiderare di condividere con Istituti Religiosi la spiritualità, il carisma e la missione sono fondamentalmente :

 

-          desiderio di spiritualità

-          volontà di appartenenza

-          possibilità di “fare” apostolato.

 

Vorrei aggiungere, personalmente, a queste motivazioni addotte da padre Wolf anche

 

                                      -     l’esempio ricevuto da un religioso/a  e la conseguente gratitudine e amicizia.

 

Non mi sembra necessario dilungarsi sulle cause che generano questi impulsi.

E’ chiaro come l’uomo, da sempre, in modo conscio od inconscio, cerchi di elevarsi sfuggendo ai dettami ed ai ritmi imposti da una società materialista e consumistica, spesso insensibili ai grandi ideali di solidarietà ed ai più elementari principi evangelici. Ecco quindi che “grande importanza assume il carisma specifico dell’Istituto, base fondamentale per il vincolo che ciascun laico vuole stabilire.”

L’appartenenza è quindi il desiderio di una vera e propria collaborazione, di una ricerca di un legame più stretto con l’Istituto Religioso che può sfociare nella sana volontà di fare apostolato, in modo concreto e tangibile.

 

Quali sono le regole principali da tener presente?

Padre Martin ne indica alcune:

 

-          non mischiare mai vita consacrata e vita secolare

-          l’Istituto Religioso deve rimanere il custode primo del proprio carisma specifico

-          i laici devono saper rispettare i postulati dell’ “appartenenza” e dell’ “autonomia”.

 

Come facilmente intuibile si potrebbero scrivere fiumi di parole su questi tre argomenti e questo metterebbe in crisi l’ottima suor Elena, che coordina il periodico SCIC.

Lo spirito comune che si evince dai tre principi fondamentali esposti è che i laici, in questo loro cammino di  crescita spirituale, devono conservare il loro “carattere laicale”, producendo il loro apostolato nella realtà temporale nella quale quotidianamente sono inseriti.

I religiosi e i consacrati non dovranno  “laicizzarsi” ma continueranno a seguire la missione ed il carisma, al quale si sono votati, da veri “sposi di Cristo”.

Se queste semplici, ma fondamentali regole, verranno rispettate nascerà una splendida sinergia dagli sforzi congiunti tra Istituti ed Associazioni che ad essi si ispirano.

 

Con quali criteri le Associazioni laiche possono essere più vitali ed incisive?

 

-        Con una seria opera di formazione, promossa dagli Istituti stessi.

-        Con l’accompagnamento degli associati da parte di uno o più membri dell’Istituto.

-        Con l’espressione, da parte dei laici, di una conveniente autodeterminazione, mediante strutture proprie e regole proprie.

-          Con l’individuazione di forme, che permettono di condividere il carisma, che siano conformi alle esigenze della vita laicale.

-          Con il mantenimento di due diversi livelli di autonomia, quello dell’Istituto e delle Associazioni, con un loro proprio stato, un loro processo decisionale e loro proprie strutture direttive.

 

A proposito di questo ultimo punto padre Martin Wolf sottolinea l’importanza di regole  quali:

 

-          criteri oggettivi e comprovati per ammettere (o dimettere) una persona nell’Associazione

                       

-          l’istituzione di una specie di “noviziato dei laici”

-          la chiarezza nella definizione degli aspetti economici (che potrebbero diventare fonte di tensione e discussione) con normative che abbiano validità anche nei confronti della legge dello stato.

 

A questi principi enunciati mi sembra ne manchino ancora due. Sono così fondamentali che probabilmente sono stati ignorati per la loro evidenza, oppure rientrano nelle “regole fondamentali” sopra esposte  (“l’Istituto deve rimanere il custode primo…”). Più precisamente:

                      

-          la subordinazione, in fatto di materia spirituale, ai vertici dell’Istituto religioso del quale si      assume il Carisma.

-          la partecipazione, in ordine alla gestione ordinaria e straordinaria dell’Associazione, di un membro qualificato e rappresentativo dell’Istituto stesso (in termini più chiari la presenza di un Superiore o una Superiora Generale, al Consiglio di Amministrazione dell’Associazione)

 

I temi enunciati, sia pure per sommi capitoli, sono di grande respiro e meritevoli di ulteriori approfondimenti.

Mi sia concesso, per un breve istante, calarmi nella nostra neonata Associazione.

I Laici Verniani, presenti già da anni, come gruppi singoli, al fianco delle Suore di Carità dell’Immacolata Concezione di Ivrea, si sono costituiti recentemente in Associazione, studiando e mettendo a punto un proprio Statuto.

Questo documento, steso con la partecipazione di Mons. Velasio de Paolis, esperto di diritto canonico, ne sono convinto, recepisce in pieno e completamente lo spirito ed i principi, sopra esposti, del Laicato Associato.

 

In alcuni casi, dove il documento lasciava spazio alla regolamentazione interna, i primi due Consigli di Amministrazione hanno stabilito delle piccole regole comportamentali. E’ il caso dei criteri di ammissione, del periodo di noviziato, della “formula di appartenenza” e dei principi di autofinanziamento.

Concludo con la parola di Padre Martin: “Il fenomeno della partecipazione dei laici agli Istituti religiosi costituisce una chance per il rinnovamento sia degli Istituti, sia della vita dei laici  ed il diritto canonico è garante dell’identità delle due forme di vita ed è strumento di ordine del carisma vissuto”.

 

Ma tutto questo è possibile, mi ripeto, se viene dallo Spirito e se dallo Spirito è continuamente alimentato.

 

Nel nostro caso, poi, ne sono sicuro, avremo anche “l’appoggio” e l’aiuto di Madre Antonia Maria Verna.

 

                                                                 Mario Vittorio Trombetta

 

 

                    

  

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 26-07-07